Nel dicembre 1916 un gruppo di nobili russi invita Grigorij Rasputin a cena in un palazzo di Pietrogrado, con lo scopo di ucciderlo, convinti che sia lui il vero male della Russia. Monaco itinerante di origini contadine, guaritore autoproclamato, era entrato nella famiglia imperiale perché sembrava l'unico capace di alleviare l’emofilia dello zarevich Aleksej. Con lo zar al fronte, diventa consigliere informale della zarina Aleksandra, e la corte lo detesta: non tanto per prove concrete di malaffare - molte accuse restano gonfiate o mai dimostrate - ma perché rappresenta l’intrusione di un elemento estraneo, non aristocratico, non filtrato dal protocollo, dentro il sacrario del potere.
Lo avvelenano, gli sparano, lo gettano nella Neva ghiacciata: la leggenda vuole che sia morto solo così: annegato, tanto forte è il bisogno di renderlo un mostro impossibile da abbattere con un colpo solo. I nobili credono di aver salvato la Russia. La dinastia crolla comunque un anno dopo, per ragioni strutturali. Ma nella memoria collettiva resta lui il colpevole: più facile incolpare il mistico corruttore che ammettere il fallimento di un intero sistema.
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Whitney Houston & Co, per far cassa la musica punta sugli zombie
Nel mondo del rock e del pop la morte di una star non è più la fine di tutto grazie alla famigerata AI che...Nel marzo 1969 Yoko Ono sposa John Lennon a Gibilterra negli anni in cui i Beatles si sfaldano per tensioni economiche, creative e personali accumulate da tempo: il caso del manager Allen Klein, le frizioni fra Lennon e McCartney, un gruppo che aveva già dato tutto quello che poteva dare. Il pubblico anglosassone ha bisogno di un colpevole e lo trova in lei: artista concettuale giapponese, estranea al mondo del pop, accusata di essersi intromessa nelle sessioni in studio. Non aiuta il fatto che Yoko rifiuti il ruolo puramente decorativo riservato alle compagne delle rockstar: interviene, registra con Lennon, firma con lui esperimenti sonori e performance politiche, resta accanto a lui anche durante le prove.
La sua presenza appare a molti come la violazione di uno spazio quasi sacrale. Così ogni gesto finisce per essere letto come una prova a carico e ogni dissidio una sua colpa. Diventa bersaglio di un’ostilità sproporzionata, venata di razzismo e misoginia (anche Linda Eastman venne criticata ma non divenne mai un «mostro»). Solo di recente la critica ha riconosciuto che la fine dei Beatles aveva cause strutturali di cui Yoko era un sintomo, non la ragione. Non ci sono più i capri espiatori di una volta, col barbone e gli occhi spiritati; ma anche nel mondo di oggi, in cui sovrano regna il diritto, la colpa deve ben essere di qualcuno.




