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E i jihadisti studiano la guerra biologica

di Andrea Morigisabato 12 settembre 2026
E i jihadisti studiano la guerra biologica

3' di lettura

Abbassare la guardia è una tentazione alla quale non si può cedere, a 25 anni dall’11 settembre. Eppure Al Qaeda non è quasi più considerata una minaccia oppure è ridotta ai minimi termini, mentre Daesh o come diavolo si chiama l’Isis insomma, ha subito una disfatta militare ed entrambe le organizzazioni terroristiche si sono riposizionate strategicamente in Africa. Producono danni, non rinunciano a proiettarsi verso l’Europa non appena se ne presenta l’occasione, ma i jihadisti sono percepiti perlopiù come “lupi solitari” con qualche problema psichiatrico. Per calcolare il grado di pericolosità di un gruppo o di un individuo, tuttavia, può essere utilizzato un criterio di valutazione più efficace e conforme alla realtà. Peter Bergen, sulla rivista dell’Accademia militare statunitense di West Point, CTC Sentinel, indica qualche elemento fattuale che può far maturare una riflessione diversa: innanzitutto, la crescita dell’interesse da parte dei terroristi nei confronti delle materie scientifiche, come hanno osservato Diego Gambetta e Steffen Hertog nel loro Engineers ofJihad: The Curious Connection between Violent Extremism and Education, uscito nel 2016 per la casa editrice dell’Università di Princeton. Cercarne le tracce nelle moschee o nei centri islamici è un esercizio che potrebbe perfino rivelarsi inutile, quando la maggior parte di coloro che vogliono colpire l’Occidente sono all’università intenti a studiare ingegneria, non il Corano. Se già dieci anni fa gli studiosi avevano compreso che il cuore del problema è lo sviluppo tecnologico della guerra santa, oggi qualche risultato potrebbe essere stato raggiunto. E già la biografia di Osama bin Laden offre qualche spunto concreto per seguire la pista delle armi di distruzione di massa. Il progetto non andò in porto perché procurarsi le materie prime, acquisire le capacità tecniche per utilizzarle e avviare una produzione presentava difficoltà insormontabili a quei tempi. Altri tentativi di sperimentare bombe con gas letali, messi in opera nei territori dello Stato islamico, sono falliti a causa dell’inesperienza e della mancanza di formazione e addestramento specifico. «Ma queste barriere saranno abbassate, ora che siamo nell’era dell’Intelligenza Artificiale e della biologia sintetica?», si chiede Berger.

LE TRACCE IN RUSSIA E IN SUDAN
Nel frattempo, la Russia sta sperimentando armi chimiche e biologiche nei laboratori segreti nascosti nelle isole e alcuni Stati utilizzano munizioni al cloro. In Sudan, secondo quanto è emerso da un’inchiesta condotta separatamente dal Washington Poste dal New York Times, i sospetti si concentrano sulle forze governative. Di fronte alle accuse degli Stati Uniti, che hanno imposto sanzioni al governo di Khartoum dal 2024, il capo dello Stato maggiore generale Abdel Fattah Al Buhran nega di aver mai utilizzato armi chimiche, anche se non ha smentito di averne depositi pieni. La documentazione in possesso dei quotidiani americani indica il possesso di 290 proiettili che conterrebbero circa 15 kg di gas tossici e 20 kg di esplosivo, accumulati da parte delle forze di sicurezza sudanesi all’aeroporto di Merowe, nel nord del Paese. Impossibile da parte di chiunque, compresa l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opcw), condurre ispezioni, ascoltare testimonianze e procedere ad analisi indipendenti sul materiale militare. Impossibile verificare la notizia dell’arrivo di un carico di cloro dall’Egitto e sull’utilizzo di un’altra quantità della medesima sostanza proveniente dall’impianto di purificazione delle acque di Al-Manara a Omdurman, in Sudan. Se non avessero niente da nascondere, consentirebbero agli ispettori di circolare liberamente sul territorio. Finché manca una prova, invece, possono negare ogni responsabilità. E magari, per liberarsi dal materiale compromettente, potrebbero consegnarlo a un’organizzazione terroristica per compiere un massacro come quello dell’11 settembre di 25 anni fa.