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Migranti, la premier socialista danese sta con Meloni: "Chi commette crimini va espulso"

sabato 5 luglio 2025
Migranti, la premier socialista danese sta con Meloni: "Chi commette crimini va espulso"

2' di lettura

Colpo al cuore della sinistra europea. Sui migranti il primo ministro danese sta con l'Italia. "Chi viene da fuori e commette gravi crimini e non rispetta i nostri valori e il nostro stile di vita, non deve aver posto in Europa e deve essere espulso". Mette Frederiksen, dopo aver reso la lotta all'immigrazione clandestina una battaglia per il suo Paese, vuole portare la "ricetta" a livello europeo. L'occasione? La presidenza di turno dell'Ue che fino a dicembre sarà guidata dalla sua Danimarca.

"Abbiamo costruito alcune delle migliori società di sempre, ma non possiamo accettare tutti quelli che vogliono entrare in Europa", ha detto davanti alla platea della cena organizzata nell'atrio del palazzo comunale di Aarhus, la seconda città del Paese. Tra i presenti re Frederik, la regina consorte Mary, Ursula von der Leyen, Antonio Costa, Volodymyr Zelensky, ma anche Morten Skov Christiansen, leader del primo sindacato dei lavoratori danesi. 

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Frederiksen non ha mancato di strigliare i compagni degli altri partiti, convinta che la battaglia contro l'immigrazione sia una questione "di sinistra" e che a sbagliare siano proprio i partiti socialdemocratici. Ecco allora che la presidente della Commissione ha anche rimesso mano al Patto migrazione e asilo attraverso una serie di modifiche ed emendamenti destinati a cambiare - e di parecchio - le politiche migratorie europee. Prima l'introduzione dei centri per i rimpatri in Paesi terzi in cui deportare i migranti che non hanno diritto all'asilo, poi la revisione del concetto di "Paese terzo sicuro" per consentire di trasferire lì anche chi avrebbe effettivamente diritto all'asilo. Un po' - nota La Stampa - come il modello Ruanda e quello Albania, promosso da Giorgia Meloni. Per la premier danese, nonché leader dei socialdemocratici, la lotta all'immigrazione è una questione di "sicurezza". Poi no manca il pieno sostegno all'Ucraina e soprattutto l'incremento delle spese militari da parte degli Stati membri.