C’era una volta l’asse Parigi-Berlino. Sarà colpa dei passi falsi di Macron e della crisi politico-economica della Francia, sarà merito di Giorgia Meloni che ha rapidamente conquistato la scena internazionale.
E mettiamoci pure le difficoltà della Germania, che ha alle spalle due anni di recessione lasciati in eredità dal governo semaforo tendente al rossoverde di Scholz. Fatto sta che lo scenario europeo sta rapidamente cambiando. L’ultimo tassello è la possibile uscita dei tedeschi dal programma Fcas per sviluppare il caccia di sesta generazione portato avanti insieme a Francia e Spagna. Berlino avrebbe infatti sondato la disponibilità dell’Italia a farla entrare nel progetto Gcap, che il nostro Paese sta sviluppando insieme a Regno Unito e Giappone. Una mossa che cambierebbe radicalmente, soprattutto in una fase in cui il riarmo e la difesa Ue sono al centro del dibattito, i rapporti di forza all’interno dell’Unione. Ma per capire bene quello che sta succedendo bisogna unire i puntini degli ultimi mesi e ricostruire un mosaico che passa per le posizioni del Cancelliere Merz sul Medio Oriente, l’attenzione della Germania a tenere in piedi il rapporto con Gli Stati Uniti, il cambio di passo di Berlino sul green deal e l’abbandono della linea del rigore sui conti pubblici, con la decisione di Berlino di fregarsene del deficit e mettere in pista un ingente piano di investimenti pubblici per l’industria (della difesa e non solo) in barba all’impennata del deficit.
Tutti segnali di un ritrovato pragmatismo che hanno progressivamente avvicinato gli interessi tra i due Paesi, Italia e Germania, che hanno uno dei principali rapporti di interscambio commerciale in Europa. Se la vicinanza politica si era già percepita, la svolta commerciale è arrivata lo scorso 23 gennaio, con il vertice tra Meloni e Merz a Villa Pmphili, a Roma. È in quell’occasione che sono state gettate le basi di accordi che riguardano moltissimi settori, tra cui la possibilità di stringerne anche uno strategico sulla difesa. Il futuro sistema aereo da combattimento, definito come il “sistema dei sistemi”, opererà nei cinque domini, aria, terra, mare, spazio e cyber, secondo una struttura stellare nella quale il fighter di nuova generazione sarà la “core platform” connessa con altri “sistemi” periferici, pilotati e non pilotati.
L’eventuale ingresso della Germania non sarebbe un dettaglio, ha detto al Sole 24 Ore Alessandro Marrone, responsabile del programma “Difesa, sicurezza e spazio” dello IAI, l’Istituto Affari Internazionali. Ma l’asse Parigi-Berlino va al di là del settore militare e punta a conquistare l’Europa.
Meloni-Merz, "no" a Trump sul board of peace. Italia-Germania, il patto: "Per la Ue l'ora delle scelte"
"Meloni e io abbiamo formulato una serie di proposte che vorremmo vedere affrontate. Tra queste ci sono alcune nuov...Come spiega l’ambasciatore tedesco in Italia Thomas Bagger, in balle c’è l’intera agenda europea: «Ci sono diversi elementi. Uno riguarda la politica normativa e la semplificazione. Uno riguarda la politica industriale e come rafforzare l'innovazione europea nelle nuove tecnologie e in nuovi settori. E il terzo è molto importante: come mobilitare la necessaria potenza finanziaria in Europa per mettere a frutto al meglio la nostra forza e le nostre capacità innovative». Una pagina tutta da scrivere? Forse. Ma i segnali continuano ad arrivare. Ieri Oliver Blume e Antonio Filosa, ceo rispettivamente di Volkswagen e Stellantis, hanno lanciato un appello congiunto per salvare l’automotive dalla concorrenza sleale cinese, invocando una difesa dei prodotti made in Europe. La sensazione è che siamo all’inizio di una nuova era.




