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Quelle radici che legano Europa e Usa

Sono tempi in cui si sta ridisegnando l’ordine mondiale. Gli Stati Uniti vogliono farlo secondo una strategia di lungo termine che non pone limiti alla politica di potenza nazionale dei più forti per difendere i valori della civiltà occidentale
di Giulio Sapellilunedì 16 febbraio 2026
Quelle radici che legano Europa e Usa

4' di lettura

C’è qualcosa di incredibile e insieme di rivelatore in quel che è avvenuto nei mass media in occasione della Conferenza sulla Sicurezza svoltasi a Monaco negli scorsi giorni. Dopo le parole pronunciate dal cancelliere Friedrich Merz, pareva che non dovesse esserci più rapporto alcuno non solo tra Germania e Stati Uniti ma tra gli Usa e tutti gli Stati europei (che io sempre definisco come Europa) e in primis l’Ue, che differisce dall’Europa essendone la trasmutazione neo cameralistica, l’avversario degli Usa diveniva dunque l’Ue, ossia quell’insieme di Trattati gestiti da una tecnocrazia che si va sempre formando e trasformando grazie ai voti dei parlamenti nazionali europei e al lavorio delle diplomazie via via createsi nel tempo, secondo le regole da queste stesse tecnocrazie create per gestire con se stesse gli Stati nazionali. Ora codeste tecnocrazie son state chiamate - di nuovo, come accadde con le guerre balcaniche - a doversi confrontare con una guerra prolungata e di aggressione imperialistica contro una nazione non aderente né all’Ue né alla Nato, ma proprio per questo ancor più portatrice di significati storici che affondano le loro radici sia in un passato storico europeo plurisecolare, sia in un periodo a noi ben più vicino, quello della caduta dell’Unione sovietica e dell’emersione dell’imperialismo oligarchico nazionalista di Putin e dei suoi alleati strategici, tra cui spiccano la Cina e l’Iran.

Orbene, l’ascesa al potere di Donald Trump ha dato vita a un sistema internazionale fondato su una sorta di “neo-royalismo” e neo “jingoismo”, ossia un riposizionamento delle relazioni internazionali fondate su un nazionalismo radicale in politica interna, il neo jingoismo appunto, come accadde in Europa all’inizio del Novecento, quando la lotta contro gli immigrati da parte delle aristocrazie operaie delle nazioni metropolitane era scatenata e diffusa. Ebbene secondo la vulgata attuale non solo dinanzi a ciò la Germania, per voce del cancelliere Merz, avrebbe opposto la convinzione che ormai tra l’Europa tutta e gli Stati Uniti neo-jingoisti non ci sarebbe stata più nessuna possibilità di accordo per combattere la guerra contro gli aggressori russi e sostenere l’Ucraina, così difendendo tutta l’Europa a partire dalle nazioni con la Russia confinanti che temono di essere invase. Un compito per adempiere il quale, secondo Merz e gli osservatori, i giornalisti e gli influencer presenti a Monaco, bisognava rassegnarsi a far da soli come nazioni europee essendo gli Stati Uniti e quindi la Nato ormai indisponibili per tale compito, viste le barriere insormontabili creatisi in questi tempi. Il discorso di Rubio è stato pronunciato dopo quello di JD Vance dell’anno scorso, discorso non ben compreso nel suo disperato registro, giocato sul rimpianto di una tradizione giudaica e cristiana ormai sostituita in Europa e nel mondo dal transumanesimo e dal disprezzo nichilistico (per capirlo, basta seguire le rivelazione orribili del caso Epstein). Vance espose solo la parte “destruens” del problema e in questo fece un errore profondo, che ora con Rubio ha trovato la sua riparazione e la collocazione che giustamente deve avere: più la testimonianza di un disagio e di una differenza, che una politica da perseguire.

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Diverso l’approccio di Rubio che altro non è stato che la rivendicazione della categoria ontologica, ossia fondativa, di una politica e di una cultura in comune - non comune - tra Europa e Stati Uniti, quella tra concrete realtà storicamente determinate che fondano l’Occidente e le culture pluralistiche occidentali. Questo è il problema - il problema di difendere insieme democrazia e diritti umani - che unisce anziché dividere (come invece hanno sostenuto non si sa se gli ignoranti o gli agitatori, o forse solo degli agitatori ignoranti) le nazioni europee e gli Stati Uniti d’America in questi tempi difficili. Tempi in cui infatti si sta ridisegnando l’ordine mondiale. Gli Stati Uniti vogliono farlo secondo una strategia di lungo termine che non pone limiti alla politica di potenza nazionale dei più forti per difendere i valori della civiltà occidentale. Su questo chiamano a confrontarsi le nazioni europee che altro non dovrebbero fare che accordarsi tra loro dinanzi alle offensive di Russia, Cina e del fondamentalismo islamico che in Iran si è fatto Stato e a Gaza invece terrorismo da pogrom antisemita diffuso. Il discorso di Rubio rimarrà nella storia, perché impone l’inizio di una nuova epoca politica nelle relazioni internazionali. E in primis nelle relazioni tra Europa e Stati Uniti, riconoscendo le forti radici comuni spirituali di questi costrutti storici e sociali ormai plurisecolari e di cui la civiltà europea costituisce la forza vitale. È la fiamma vitale di questa forza che ora dobbiamo alimentare.

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