Torino, 8 mag. (Adnkronos) - Per la prima volta nella storia di Intesa SanPaolo, i fondi esteri hanno un peso potenzialmente determinante nella banca. Ad avere la maggioranza assoluta nell'assemblea del primo istituto di credito italiano per capitalizzazione di Borsa, il quarto dell'Eurozona, sono gli investitori istituzionali internazionali, cioè i fondi esteri. Blackrock, Prudential, Fidelity, Schroders, Vanguard, Templeton e compagnia, complessivamente considerati, superano le Fondazioni bancarie, che hanno creato la banca fondendo Intesa con il San Paolo-Imi e che hanno sempre indicato i vertici del gruppo. Oggi a Torino, alla presenza in assemblea del 60,1% del capitale sociale, i fondi esteri hanno partecipato con il 31,5% del capitale sociale, pari al 52% del capitale presente. La crescita nel capitale della banca degli investitori esteri va avanti da tempo e le avvisaglie si erano già avute quando si è saputo che Blackrock, la società di gestione più grande del mondo, era salita al 5% del capitale, superando di un'incollatura il secondo azionista, la Fondazione Cariplo presieduta da Giuseppe Guzzetti, oggi terzo socio con il 4,94%. L'accresciuta presenza dei fondi esteri non sorprende il presidente della Fondazione Cariparo, Antonio Finotti, azionista al 4,25%: "Lo sapevamo già. La cosa non ci preoccupa, sono dei buoni compagni di viaggio". Con la presenza di oggi in assemblea degli investitori istituzionali esteri, al 31,5%, si ha una fotografia aggiornata dell'assetto azionario di una delle due grandi banche italiane, dopo che nelle scorse settimane i fondi internazionali sono tornati a comprare in modo massiccio titoli italiani, in particolare i bancari, che erano scesi a livelli particolarmente convenienti con la crisi del debito sovrano e l'impennarsi dello spread Btp-Bund. Un processo in qualche modo naturale, visto che l'Italia resta uno dei primi Paesi industrializzati del mondo e che lo spread è sceso a 149 punti, ma le cui conseguenze sono sempre più avvertibili. Per avere un quadro dettagliato dell'azionariato presente in assemblea bisognerà aspettare la pubblicazione del verbale, ma limitandosi ai dati ad oggi noti le Fondazioni sono al 24,23% del capitale, mentre i fondi esteri sono al 31,5%. E, con una partecipazione del 60% in assemblea, hanno la maggioranza. Le conseguenze per la banca difficilmente saranno immediatamente dirompenti, dato che in genere i fondi votano 'con i piedi', cioè vendono le azioni se non gradiscono la gestione della società in cui sono investiti, e quasi sempre acquistano programmaticamente quote di minoranza. (segue)



