Da Wikipedia: «Il decorso classico dei sintomi è un ciclo che prevede oscillazioni termiche e quindi brividi improvvisi, seguiti dall’irrigidimento e da febbre. Anche se la persona prova benessere la febbre può arrivare a superare i 40 gradi. Può progredire in modo veloce e causare la morte in poche ore o in qualche giorno. Il tasso di mortalità può raggiungere il 20%». Sono due o tre cose che è bene sapere riguardo la malaria, oltre al fatto che il difensore della Costa d’Avorio Kolo Touré l’ha contratta appena prima di partire per i Mondiali. Punto da una zanzarina anofele durante il ritiro ad Abidjan, il centrale del Liverpool è sbarcato a Dallas con una cera un po’ così e la diagnosi non ha lasciato spazio a dubbi: febbre malarica. Effetti collaterali del Continente nero. Durante il volo fra Africa e America il difensore tremava, sudava freddo e - sintomo di assoluta gravità - aveva lo stesso sguardo di Saviano. La Fifa ha espresso grande preoccupazione, sollecitata anche dalle altre Nazionali inserite nel girone C, le quali ritengono che la minaccia batteriologica sia un espediente tattico che non rientra nei parametri del fair play. In attesa che Blatter munisca gli arbitri di spray alla propoli, la federazione ha chiesto rassicurazioni agli ivoriani, che non si sono fatti attendere: «Tranquilli, è già la seconda volta che Kolo prende la malaria». Tanto è bastato per far trionfare gli Elefanti all’esordio contro il Giappone. Sebbene Touré sia stato dichiarato ufficialmente guarito e sia rimasto in panchina, è stato la chiave per sconfiggere il Sol Levante. Avete presente quanto sono ipocondriaci i giapponesi, sempre in giro con quelle mascherine sulla faccia? Il prossimo match sarà contro la Colombia, avversario dotato e decisamente meno schizzinoso degli asiatici. Lamouchi è pronto a schierare il suo untore armato di Kleenex usati e pronto a starnutire. E fa niente se la malaria non si trasmette da uomo a uomo, questo ai colombiani non l’ha ancora spiegato nessuno. di Fabio Corti



