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Ostaggi nelle città: i veri profughi siamo diventati noi

di Maurizio Belpietrodomenica 28 settembre 2014
Ostaggi nelle città: i veri profughi siamo diventati noi

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La notizia è di quelle di solito destinate a finire nelle pagine di cronaca cittadina e neppure tra le primissime. Si tratta di questo. Una ragazza di circa trent’anni che di mestiere fa la conducente di autobus, sabato sera, mentre fa il giro della periferia romana sulla linea 42, viene fermata, lei e il suo autobus, da un gruppo di persone che urlano e premono per salire. Sul mezzo non c’è nessun viaggiatore. Lei si spaventa, perché i tipi hanno l’aria di essere arrabbiati e ubriachi, tiene dunque chiuse le porte e cerca di ripartire. Questi lanciano bottiglie e sassi contro i finestrini e solo per miracolo la giovane non viene colpita ma riesce a rimettere in moto e allontanarsi. Più avanti però il gruppo riprova a tagliarle la strada e ancora una volta lei, sola e spaventata, chiede aiuto alla centrale degli autobus e ad un amico conducente dell’Atac che abita nelle vicinanze e che poi sarà testimone dell’accerchiamento. (...) Clicca qui, acquista una copia digitale di Libero e leggi l'editoriale di Maurizio Belpietro