(Adnkronos/Cinematografo.it) - Ma quale è il merito principale del film? Secondo il montatore Fabio Nunziata, "quello di avvicinarsi all'umanità, la verità umana di PPP: per 40 anni si è discusso sulla sua morte, sul complotto, sull'ipotesi dei siciliani, ma tutto questo ne ha oscurato la grandezza. Viceversa, qui si racconta l'importanza della morte nella sua vita: Pasolini è un mito, una divinità moderna, e solo un regista straniero come Abel poteva farlo". Nel cast anche Scamarcio, che confessa "un senso di militanza per Abel: è molto energetico sul set, gira ogni scena come se fosse l'ultima. Da buon soldatino quando chiama vado e seguo il maestro… L'atmosfera sul set è stata quella che mia spettavo, fedele a Pasolini". Sulla straniante lingua inglese messa in bocca al Pasolini di Dafoe, infine, Ferrara spiega: "Come Willem, sono americano, e io nemmeno parlo italiano: le cose che dice le avremmo potute esprimere solo nella nostra lingua, mentre il romanesco dei ragazzi di vita è una scelta artistica e creativa. Non solo, questo film non è Pasolini, Roma, 1975, per me potrebbe essere a New York ieri notte, con un ricco e famoso su una bella macchina che a Brooklyn rimorchia ragazzi dominicani". Conclude Dafoe, "il nostro è un omaggio onesto a Pasolini e l'Italia".



