Roma, 20 set. - (Adnkronos) - I frigoriferi nelle case, i condizionatori delle automobili e di uso domestico, le celle frigorifere per le derrate alimentari. Sono alcuni degli esempi di utilizzo dei gas refrigeranti che, se da una parte hanno contribuito a migliorare la qualità della vita, dall'altra possono avere forti impatti sull'ambiente se rilasciati in atmosfera, intaccando lo strato di ozono (come il Cfc o l'Hcfc) o contribuendo all'effetto serra (Hfc). Proprio per questo, i Cfc sono vietati dal 1994 in base al protocollo di Montreal mentre gli Hcfc, oggi in dismissione, possono essere utilizzati solo se rigenerati fino a fine 2014. Ma ancora oggi, i quantitativi di gas fluorurati nelle apparecchiature, nelle schiume isolanti, all'interno dei circuiti, sono elevati. Lo rileva il dossier di Legambiente "I gas refrigeranti in Italia: impatto ambientale, quantitativi, gestione e recupero degi F-gas nel nostro Paese" secondo il quale, a livello europeo, ne circolano ancora 1,5 milioni di tonnellate, con un potenziale emissivo pari a 5,1 miliardi di tonnellate di Co2 equivalenti. In Italia nel 2012 le stime parlano di 10.600 tonnellate di gas refrigeranti immesse sul mercato e uno stock di 100mila tonnellate con un potenziale effetto serra di 250 milioni di tonnellate equivalenti, il 50% circa del totale delle emissioni di gas serra annuali a livello nazionale. "Queste sostanze sono largamente utilizzate, presenti nelle case degli italiani all'interno di frigoriferi e condizionatori domestici, e nei grandi impianti di refrigerazione dei supermercati, e hanno un impatto ambientale notevole: ogni tonnellata di refrigerante emessa 'vale' 2mila tonnellate circa di Co2", spiega all'Adnkronos Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente. Secondo i dati dell'Agenzia europea per l'ambiente, oggi a livello europeo le emissioni derivanti da gas fluorurati (Hfc) costituiscono circa il 2% delle emissioni totali di gas serra, con 84 milioni di tonnellate emesse nel 2010. Quantità destinate ad aumentare visto che negli ultimi 20 anni, rispetto a una diminuzione generale del 15%, si è registrato un aumento delle emissioni dei gas refrigeranti del 60% circa. E in Italia l'incremento negli ultimi 10 anni, per quanto riguarda gli Hfc, rispetto a una diminuzione generale di gas effetto serra del 9%, è addirittura del 341%. La fonte principale di dispersione in atmosfera di queste sostanze è rappresentata dall'utilizzo e dal consumo negli impianti di refrigerazione e di condizionamento dell'aria. A preoccupare sono i dati sul recupero dei refrigeranti per l'avvio alla rigenerazione e quindi al riutilizzo, "che sono ancora molto bassi - specifica Zampetti - Abbiamo messo a confronto l'Italia con altri 10 Paesi europei e il risultato è che se l'Italia raccoglie circa 4 grammi per abitante l'anno, Inghilterra e Germania ne raccolgono 24 grammi per abitante e questo nonostante l'Italia, essendo un Paee più caldo, li utilizza di più". Tanti i motivi di questo ritardo: "c'è scarsa consapevolezza del problema, sia tra i cittadini che tra gli operatori: ad esempio - spiega Zampetti - quando si va a manutenere un impianto di aria condizionata, si disperde il gas in atmosfera perché essendo inodore e incolore si pensa che non abbia impatto sull'ambiente, e invece con quel singolo gesto è come se si emettessero migliaia di tonnellate di Co2. E poi c'è scarsa informazione, la filiera dei rifiuti non è così sviluppata come per altri materiali e ancora oggi ci sono complicazioni burocratiche e altissimi costi di smaltimento".




