Roma, 10 giu. - (Adnkronos) - Rendere obbligatorio l'approccio delle imprese alla responsabilità sociale d'impresa non è la strada giusta ma si può puntare alla obbligatorietà della rendicontazione senza imporre un modello unico, come ad esempio succede in Danimarca. Ne è convinto Fulvio Rossi, presidente Csr manager network, l'associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori imprese italiane. Rendicontare le informazioni non finanziarie, spiega Rossi all'Adnkronos, "aiuta il confronto, facilita la lettura agli stakeholder ed è una spinta a migliorare perché, in questo modo, l'azienda inizia a misurare gli impegni presi". Secondo Rossi, "aumentare l'attenzione su questi temi fa bene a tutti". A livello internazionale "ci sono numerosi segnali che si deve arrivare a integrare maggiormente le informazioni finanziarie con quelle di tipo non finanziarie che vanno dall'ambiente al sociale, alla gestione del personale e alla governance". L'invito "è contenuto nella proposta di direttiva 'Obblighi di informativa non finanziaria' che la Commissione europea ha presentato lo scorso 16 aprile". Sull'obbligo dell'informativa non finanziaria sono nate due correnti di pensiero: "una punta ad individuare degli indicatori precisi, mentre l'altra afferma che l'integrazione di questi aspetti deve essere specifica per ogni società". Quest'ultima che "sembra preferibile dal punto di vista della qualità dell'informazione, lascia troppa autonomia alle imprese con il rischio di una perdita della confrontabilità". Come associazione, spiega Rossi, "non siamo contrari ad un concetto di materialità ma le informazioni che vengono date dovrebbero comunque essere confrontate con un'ideale check list". Il progetto del Csr manager network e di Istat va proprio in questa direzione: definire un set di indicatori di sostenibilità che, se adottato dalle imprese, potrebbe consentire per la prima volta di misurare e comparare le performance ambientali, sociali e di governance delle aziende italiane. In particolare, il progetto di ricerca ha individuato 10 indicatori di sostenibilità, ulteriormente raccordati con i dati della statistica ufficiale, da riportare nei bilanci volontari delle imprese. Gli indicatori sono: il valore economico diretto complessivamente generato e distribuito dalle singole aziende; consumo diretto di energia suddiviso per fonte energetica primaria; spese e investimenti delle imprese per attività di protezione dell'ambiente, suddivise per tipologia; emissioni totali dirette ed indirette di gas ad effetto serra; composizione dei dipendenti per tipologia di contratto di lavoro; turnover del personale e tasso di nuovi dipendenti assunti. E ancora: ore medie di formazione annue per dipendente; rapporto dello stipendio base di uomini e donne; tasso di rientro post-maternità e numero di violazioni per discriminazioni sul luogo di lavoro. Questo approccio, conclude Rossi, "consente una comparabilità non solo tra performance di sostenibilità praticate dalle imprese a livello micro ma anche tra i macrofenomeni misurati dalla statistica".




