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Milano: Vescovi su feto alla Bicocca, evento macabro presentero' subito esposto

domenica 24 marzo 2013
Milano: Vescovi su feto alla Bicocca, evento macabro presentero' subito esposto

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Roma, 18 mar. (Adnkronos Salute) - "Sono tranquillo ma anche profondamente amareggiato per questo evento macabro. E sto tornando a Milano per presentare subito un esposto contro ignoti: il freezer in cui e' stato trovato il feto appartiene al mio gruppo, ma e' in un corridoio di un'area pubblica", spiega all'Adnkronos Salute lo scienziato Angelo Vescovi, dopo la scoperta di oggi, da parte di una dipendente dell'Universita' Bicocca, di un feto umano. La presenza di un feto in quell'area, come ha confermato il responsabile della struttura e ha ribadito Vescovi, e' assolutamente ingiustificata. "Stamattina mi hanno chiamato dal laboratorio: avevano trovato in un freezer una scatola di polistirolo, si sono insospettiti, l'hanno aperta e hanno trovato un feto dell'eta' apparente di 4-5 mesi. All'inizio ho chiesto anche di verificare che fosse umano: non c'erano dubbi. Noi per la nostra ricerca sulla Sla - sottolinea lo scienziato - usiamo biopsie da feti abortiti, impiegando pero' solo parti e mai ci arrivano corpi interi. Chi ha lasciato la scatola non conosce ne' i nostri scopi, ne' la nostra ricerca: un esemplare conservato cosi' come mi hanno detto questa mattina, per il nostro studio poi non serve a nulla. Temo non sia un caso - aggiunge - che questo ritrovamento coincida con un trapianto di uno dei malati di Sla del primo gruppo", confida vescovi. Lo studioso pensa a un tentativo di "sabotare" la sua ricerca, un progetto tutto italiano che prevede l'innesto di cellule staminali cerebrali, prelevate da feti morti per cause naturali, nel midollo spinale di 18 malati di sclerosi laterale amiotrofica. "Lo studio e' in corso, e non sono mancate le polemiche. Gia' qualche anno fa - ricorda - sempre alla Bicocca abbiamo subito un primo sabotaggio: una tanica di azoto liquido, chiusa con un lucchetto, e' stata aperta distruggendo sette anni di lavoro. In precedenza al San Raffaele c'era stato un altro sospetto sabotaggio. Sono episodi che mi lasciano una profonda amarezza: la nostra sperimentazione e' autorizzata e condotta con ogni attenzione e cautela, e per i malati si tratta di una speranza importante. Queste son cose che mi fanno pensare di andare via dall'Italia", confida.