Rieti, 21 gen. - (Adnkronos) - Togliere l'Imu sulla prima casa "non è una scelta né di destra né di sinistra, ma un atto dovuto nei confronti dei cittadini, con il quale abbiamo voluto dimostrare che si poteva fare, prima ancora che la questione Imu diventasse il cavallo di battaglia di queste elezioni". Così il sindaco di Stimigliano, Franco Gilardi (lista civica), 38 anni, spiega all'Adnkronos come è stato possibile per il suo Comune togliere l'Imu sulla prima casa. Per legge, specifica Gilardi, "l'Imu non può essere tolta dai Comuni, ma per poterla annullare bisogna raddoppiare la detrazione da 200 a 400, portare l'aliquita allo 0,2 , lasciare invariata la detrazione di 50 euro a figlio". E poi, trovare il modo di rientrare di quei 30 mila euro a cui il Comune di Stimigliano ha rinunciato. Tra le altre cose, "abbiamo azzerato le indennità di sindaco e assessori e i capitoli di rappresentanza. Io giro con la mia macchina e non ci sono benefit per nessuno", aggiunge il primo cittadino sottolineando che Stimigliano, oltre ad essere l'unico comune del Lazio ad aver tolto l'Imu sulla prima casa, è anche "l'unico comune ad aver chiesto di differenziare le aliquite tra seconda, terza e quarta abitazione, che sono invece uguali con una legge che non prevede differenze tra la seconda e la centesima abitazione". In quest'ottica, "abbiamo portato al massimo l'aliquota sulle aree edificabili: chi possiede questi terreni, se ci costruisce sopra la prima casa non paga l'Imu, anche perché così si smuove la micro economia locale, ma per chi le possiede senza costruirci l'aliquota è al 10,6". Non solo i cittadini di Stimigliano non pagano, dunque, l'Imu sulla prima casa ma "rimborsiamo anche chi ha già pagato la prima rata, e la curiosità è che gli uffici hanno passato mattinate intere a spiegare che davvero era stata tolta l'Imu, perché i cittadini non ci credevano". Secondo il primo cittadino di Stimigliano, "il politico vero dovrebbe prendere lo stipendio medio dei cittadini che amministra perché così sì che si capiscono le difficoltà di chi paga la rata del muto con la mano sinistra e quella dell'Imu con la sinistra". Unico comune laziale, ma non italiano. Il primo cittadino di Stimigliano ricorda anche il caso della Sardegna. Nella regione, infatti, sono diversi i Comuni ad aver fatto questa scelta. Con un'ordinanza comunale il sindaco di Tula, in provincia di Sassari, ha formalizzato l'esenzione statale dell'Imu sulla prima casa, e allo stesso tempo punta sulle entrate straordinarie garantite dalla presenza di un parco eolico. Con la delibera della Giunta dell'11 giugno 2012, anche il Comune di Belvì, in provincia di Nuoro, ha stabilito di non applicare nuove tasse sulla prima casa, impegnando il Consiglio Comunale ad azzerare l'imposta sulla prima casa e sugli immobili posseduti a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata. E non è l'unica imposta che non si paga a Belvì, visto che il Comune non ha mai fatto fatto pagare neppure l'addizionale Irpef. Per quanto riguarda gli altri immobili, il Comune è riuscito a ridurre l'imposta di 1,6 punti, pertanto si dovrà applicare il 6 per mille. Mentre si conferma il 2 per mille per gli immobili rurali. Anche i cittadini di Assago, circa 8.000 abitanti nella provincia di Milano, non pagano l'Imu sulla prima casa, e neanche l'addizionale Irpef risparmiando così tra i 1.000 e i 1.200 euro l'anno, praticamente quanto una tredicesima. Da parte sua, però, il Comune rinuncia a circa 800 mila euro l'anno, eppure i conti li fa tornare lo stesso, tagliando, ottimizzando, risparmiando. Il primo cittadino di Assago, Graziano Musella (Pdl, al suo quinto mandato in scadenza ad aprile dell'anno prossimo), ha deciso di rinunciare all'Imu sulla prima casa di abitazione e all'addizionale Irpef, "una scelta politica precisa che, in questo momento di difficoltà, vuole favorire le famiglie e dare una speranza a tutti: l'Imu si può non pagare perché è una tassa ingiusta", spiega il sindaco all'Adnkronos. Ed ecco come ha fatto. Ogni comune, spiega il primo cittadino di Assago, "ha un regolamento applicativo della tassa. Noi abbiamo esentato in modo totale, fino a concorrenza dell'imposta, tutti coloro che hanno una prima casa di abitazione. D'altra parte - aggiunge - fino a luglio 2011 questa tassa non veniva incassata, perché l'Ici non era stata applicata sulla prima casa, eppure i comuni ce l'hanno fatta lo stesso e da un anno all'altro non è che possono cambiare le cose". Certo, la rinuncia all'Imu sulla prima casa e all'addizionale Irpef significa, per il Comune, rinunciare "a 800 mila euro l'anno", ma il bilancio si fa quadrare ugualmente tagliando le spese, facendo economie di gestione e risparmiando su tutta una serie di voci salvaguardando però servizi e scuole. Certo, ci siamo resi la vita un po' più difficile, ma l'abbiamo fatto volentieri". Per far quadrare il bilancio, per esempio, sono stati accorpati in un solo edificio alcuni servizi scolastici; è stato rinnovato il 60% di illuminazione pubblica, sostituendo le lampade obsolete con i nuovi led e risparmiando così quasi il 30% sul costo dell'illuminazione del comune, "e se ci sarà bisogno, venderemo parti del patrimomnio del Comune, se questo servirà per recuperare oneri per investimenti", aggiunge il sindaco. E per quanto riguarda la rinuncia all'addizionale Irpef, si tratta di una scelta fatta per andare incontro "alle molte aziende che nella nostra zona industriale hanno dovuto chiudere o comunque hanno avuto problemi. Abbiamo cercato di agevolare così quei lavoratori che subivano questa tassazione mantenendo la tredicesima, perché tra Imu e addizionale Irpef una famiglia media risparmia tra i 1000 e i 1200 euro di tasse l'anno".




