(Adnkronos) - Queste societa' impiegate per l'emissione di fatture fittizie (di fatto riconducibili direttamente o mediante prestanome all'amministratore della societa' principale) a loro volta davano corso a una vera e propria filiera di fatture inesistenti in quanto, per non diventare a loro volta debitori nei confronti del fisco, utilizzavano, ulteriori documenti fittizi per acquisti di carburante, pneumatici, pezzi di ricambio e riparazioni, emesse da societa' di diritto estero che si trovano nei paesi balcanici. Le successive indagini delegate dalla Procura di Udine, poste in essere anche tramite perquisizioni domiciliari, accertamenti bancari e rogatorie internazionali, hanno permesso di appurare che queste imprese non esistevano, si trattava cioe' di vere e proprie societa' fantasma create per emettere fatture per operazioni mai effettuate nei confronti delle societa' italiane trattandosi di realta' imprenditoriali sostanzialmente inventate, utilizzando nomi di fantasia con partite Iva diverse oppure di stati esteri differenti, nel tentativo di impedire la ricostruzione dei rapporti economici. L'operazione trova origine a seguito di ordinarie attivita' ispettiva avviate nei confronti di alcune societa' coinvolte nella frode, durante la quale, le Fiamme Gialle avevano rilevato anomalie in relazione al fatto che gli importi dei costi sostenuti per le lavorazioni e i pezzi di ricambio degli autoveicoli spesso superavano di gran lunga il valore dell'autovettura stessa; l'amministratore effettuava quasi quotidianamente prelievi dai conti correnti della societa' per pagare in contanti le fatture che riceveva, singolare, ad esempio, che nell'arco di una settimana il predetto prelevava in contanti anche 60 mila euro attraverso singole operazioni allo sportello "frazionandole" al fine di non superare la soglia legale prevista dalla normativa antiriciclaggio, per le quali le banche hanno obbligo di segnalazione.




