Napoli, 12 mar. - (Adnkronos) - Giuristi a convegno giovedi' prossimo sul tema dell'aggressione ai patrimoni delle mafie. Dai ristoranti agli alberghi, dai supermarket ai bar, dai centri benessere alle sale scommesse, fino alle imprese edili e al calcestruzzo; perfino un asilo nido: le mafie trovano modi sempre piu' nuovi e raffinati per investire e riciclare i proventi delle loro attivita' illecite. E quando le inchieste, sempre piu' incessanti e serrate della magistratura, scoperchiano "il vaso di Pandora", i sequestri spossessano i clan dei beni a loro riconducibili che, comunque, occorre dinamicamente gestire, pur con tutte le difficolta'. Scendono allora in campo gli amministratori giudiziari, generalmente avvocati e dottori commercialisti, con il difficile compito di amministrare i tesori strappati alle mafie e, fra questi, le aziende. Il lavoro degli amministratori e custodi giudiziari e' proprio questo: prendere in mano le realta' aziendali sotto sequestro e gestirle professionalmente, ripristinando al loro interno la legalita', riconvertendole al rispetto della normativa di settore, rendendole competitive e reddittive e, dove possibile, mantenendo se non addirittura incrementando i livelli occupazionali creando cosi' opportunita' lavorative. Questo complesso iter ruota tutto intorno al fine dell'ablazione, ovvero togliere ai mafiosi il godimento o l'esercizio di un loro interesse o di un loro arrogato diritto su determinati patrimoni, frutto d'investimenti avvenuti con denaro illecito. Un procedimento complesso e articolato che va avanti con tempi a volte troppo lunghi e alla luce di una normativa, recentemente emendata dal Codice Antimafia, necessitante pero', secondo il parere degli esperti, ancora di molte integrazioni ed emendamenti. (segue)




