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Anev, meccanismi di controllo e difesa garantiscono legalita' rinnovabili

domenica 23 giugno 2013
Anev, meccanismi di controllo e difesa garantiscono legalita' rinnovabili

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Roma, 21 giu. - (Adnkronos) - Eolo, Broken Wings, Mandamento, Zefiro. Sono alcune delle operazioni delle forze dell'ordine citate nel rapporto Ecomafia 2013, che dedica uno dei capitoli al settore delle energie rinnovabili. Indagini che, secondo il rapporto di Legambiente, hanno portato alla luce un sistema di alleanze tra mafiosi, politici, imprenditori e colletti bianchi. E la Sicilia e' una delle regioni (con Campania, Puglia e Calabria) in cui le cosche sono penetrate di piu' in un settore in forte ascesa. Ma se i tentativi ci sono stati, oggi e' sempre piu' difficile che questo avvenga e "le criticita' del settore, gia' marginali rispetto ad altri comparti, sono state ridotte in maniera drastica con le modifiche normative, che di fatto hanno eliminato gli intermediari, e con i protocolli sottoscritti". Cosi' all'Adnkronos Simone Togni, presidente dell'Anev, l'associazione nazionale energia del vento. Secondo la Direzione nazionale antimafia "particolare interesse e' stato rivolto dalle organizzazioni criminali all'indotto derivante dagli impianti di produzione di energie alternative che beneficiano di particolari forme di finanziamento pubblico agevolato". "Da qui - continua la Dna - il tentativo da parte delle organizzazioni criminali di intessere rapporti d'affari con funzioinari pubblici e soggetti attivi nella catena autorizzativa di tale lucroso campo d'investimento". Ma Togni specifica che, se e' vero che tentativi ci sono stati, e' anche vero che le 'infiltrazioni' hanno riguardato gli 'intermediari' e non gli imprenditori dell'eolico. E che molto e' stato fatto dall'associazione per aumentare e garantire trasparenza e legalita'. "I procedimenti di cui si parla anche nel Rapporto Ecomafia, non riguardano ne' imprenditori ne' impianti eolici ma i 'mediatori' e i sequestri riguardano le carte, non gli impianti - sottolinea Togni - i tentativi di infiltrazione ci sono stati, soprattutto all'inizio degli anni 2000 e fino al 2007, poi sono stati introdotti meccanismi di controllo e difesa, in gran parte promossi dall'Anev stessa con il presidente Vigorito e sono stati presi una serie di provvedimenti interni, dal codice etico cui sono tenuti gli associati e che prevede percorsi di trasparenza nei confronti delle amministrazioni e dei percorsi autorizzativi, all'adesione al protocollo d'intesa tra ministero dell'Interno e Confindustria, firmato due anni fa e reso obbligatorio per i nostri associati". Uno degli elementi a garanzia della legalita' nel settore e che lo rende difficilmente aggredibile dalla malavita "e' che per la realizzazione degli impianti si ricorre nel 95% dei casi project financing, con la banca che diventa socio dell'imprenditore e finanzia il progetto per il 70-80%. Ed e' chiaro che la banca stessa, prima di mettere i soldi, verica la correttezza dell'iter autorizzativo e tutti i soggetti coinvolti". In piu', "dal 2006 non esiste piu' la possibilita' di avere finanziamenti a fondo perduto, che sono quelli che attirano di piu' l'interesse della malavita", conclude Togni.