Trieste, 8 giu. - (Adnkronos) - Una frode per piu' di 10 milioni di euro ai danni della regione Friuli Venezia Giulia. L'ha sventata la guardia di finanza di Trieste a seguito di indagini durate oltre un anno e mezzo. Quindici le persone denunciate per varie ipotesi di reato, tra cui la truffa o la tentata truffa aggravata, l'emissione o l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e in un caso il riciclaggio: per tre e' gia' stato richiesto il rinvio a giudizio. 'Risacca' e' il nome dell'operazione condotta dalle fiamme gialle. Ha permesso di scoprire uno "strutturato sistema fraudolento" per l'illecita richiesta di finanziamenti sia nazionali che comunitari previsti dalla cosiddetta legge Bertossi che incentiva le piccole e medie imprese ad adottare "misure di politica industriale" per "progetti di sviluppo competitivo". Le indagini sono state avviate dopo una verifica fiscale eseguita nei confronti di un'azienda triestina operante nel settore della meccanica. I bilanci risultavano "gonfiati" mediante la "contabilizzazione di fatture per operazioni inesistenti" poi utilizzate per richiedere i contributi a fondo perduto previsti dalla legge Bertossi. Una delle societa' che avevano emesso le fatture false era un'agenzia di consulenza ad hoc in materia di finanziamenti nazionali e comunitari. Al suo vertice vi e' un 'intermediario' udinese con numerosi precedenti penali per truffa. Gli uomini della guardia di finanza hanno concentrato la loro attenzione su oltre 50 aziende con sede nella provincia di Trieste. Indagini piu' approfondite hanno evidenziato che l'agenzia di consulenza forniva un vero e proprio pacchetto 'chiavi in mano', comprendente tra l'altro il disbrigo delle pratiche burocratiche relative all'iter della domanda di contributo e la fornitura di fatture per operazioni inesistenti. Alcune imprese, come emerso dalle indagini delle fiamme gialle, hanno utilizzato direttamente le fatture emesse dall"intermediario' attraverso un "network di societa' compiacenti" a lui riconducibili. Altre invece si sono organizzate in maniera autonoma, procurandosi attraverso ulteriori canali le fatture false utilizzate per documentare i costi fittiziamente sostenuti. Solo la "rapidita'" dell'azione degli uomini della guardia di finanza ha consentito di bloccare l'erogazione di contributi gia' formalmente concessi e solo in attesa di essere accreditati sui conti degli indagati per un importo pari a 10 milioni di euro. Un contributo di 200mila euro risultava gia' erogato: il magistrato competente ha gia' disposto un apposito decreto di sequestro di una somma equivalente. (Gar/Opr/Adnkronos)



