Milano, 19 nov. (Adnkronos) - Il ragioniere Giuseppe Spinelli non disse mai di essere sotto la minaccia di una pistola, ma basto' una doppia telefonata prima all'ex premier Silvio Berlusconi poi all'avvocato Niccolo' Ghedini per capire a quest'ultimo che qualcosa non andava. E' proprio l'avvocato dell'ex presidente del Consiglio a ricostruire la notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso, quando Spinelli fu sequestrato da una banda di 6 persone. Un sequestro che costringe sia il ragioniere che la moglie a trascorrere un'intera notte con i sequestratori fino alla prima telefonata a Berlusconi, quando Spinelli racconto' che c'erano persone disposte a fornire documenti importanti relativi al Lodo Mondadori. Atti e forse filmati che avrebbero consentito di capovolgere la sentenza sul processo che vede imputato Berlusconi. Una rivelazione che porta l'ex presidente del Consiglio a telefonare all'avvocato di fiducia. Ghedini a quel punto chiama Spinelli ma "ho capito che c'era qualcosa di strano. Gli ho chiesto che potevamo parlarne, ma dovevamo vederci ad Arcore. Lui mi ha detto che non poteva e li' mi sono reso conto che qualcosa non andava". Tra Ghedini e la Procura c'e' un primo contatto informale, poi, dopo la liberazione di Spinelli, lo stesso avvocato e il collega Piero Longo, vanno dal sostituto procuratore Ilda Boccassini e denunciano il sequestro lampo. "Spinelli ci ha messo delle ore - spiega Ghedini - per ricostruire quanto accaduto perche' era sotto shock e temeva per la vita di sua moglie. Non solo: vicino abita anche la figlia e la nipote e lui aveva paura per loro".




