(Adnkronos) - "Con questa decisione -osserva il legale- la Corte di Giustizia ha ribadito, sancendo l'infrazione dell'Italia rispetto ai suo obblighi comunitari, quanto aveva gia' detto con la sentenza 13 giugno 2006, causa C-173/03, Traghetti del Mediterraneo, e cioe' che lo Stato italiano deve risarcire i cittadini danneggiati dalla violazione del diritto comunitario anche se la violazione e' opera (in quel caso) della Corte di Cassazione e che lo Stato italiano non puo' difendersi sostenendo che, secondo la legge n. 117 del 1988 sulla responsabilita' dello Stato per fatto dei magistrati, non esiste responsabilita' per l'interpretazione erronea di norme di diritto da parte dei giudici". "Condivisibile o meno che sia quanto propone il famigerato emendamento (che fa propria una proposta di numerosi, autorevoli studiosi), il problema della violazione del diritto comunitario e dei relativi rimedi -secondo Vaccarella- esiste sia in materia civile che in materia penale: anche perche' l'art. 19 del Trattato dell'Unione Europea dispone che 'gli Stati membri stabiliscono i rimedi giurisdizionali necessari per assicurare una tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell'Unione'". Oggi, secondo Vaccarella "il rimedio principe e' l'azione risarcitoria contro lo Stato per violazione del diritto comunitario da parte degli organi di vertice della magistratura ma l'Europa vuole non solo efficaci rimedi risarcitori, ma anche rimedi processuali (come la revisione in penale e la revocazione in civile) per annullare le sentenze che violano il diritto comunitario. Se Repubblica fa il suo mestiere di guardiano degli interessi dell'ingegner De Benedetti -commenta Vaccarella- i 'giuristi' parlamentari farebbero bene a dare un'occhiata ai manuali in uso in tutte le Universita' prima di abbandonarsi a dichiarazioni indignate e vibranti di senso civico; ed il Ministro della Giustizia farebbe bene ad investire il suo ufficio legislativo di una questione che espone l'Italia al rischio di una ennesima condanna da parte della Corte di Giustizia".




