Roma, 23 nov. (Adnkronos) - Il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente della Camera Gianfranco Fini per richiamare l'attenzione sulla vicenda di un collega di 43 anni in servizio presso il carcere di Lecce, "non fumatore, ma costretto ad inalare per 21 anni, per 8, 9 ore al giorno il fumo passivo dei detenuti senza alcun presidio a tutela della salute". "Noi non vogliamo che i detenuti non fumino, ma quantomeno che vengano adottate misure idonee a tutelare la salute di lavoratori e detenuti", dichiara il Sappe in una nota. Il Sappe "da mesi sta cercando di portare al centro dell'attenzione dell'Amministrazione penitenziario la grave problematica inerente il fumo passivo delle sigarette dei detenuti, che gli operatori penitenziari sono costretti ad inalare durante l'orario di lavoro". Di fronte a cio' - denuncia il Sappe - "si registra una indifferenza totale da parte dell'Amministrazione Penitenziaria nonostante le gravi patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali che stanno colpendo i poliziotti penitenziari". "Il fumo passivo - fa presente ancora il sindacato - oltreche' colpire gli operatori penitenziari avvelena anche i detenuti non fumatori, che sono costretti, a causa del sovraffollamento a vivere nelle stesse stanze dei fumatori. L'Amministrazione penitenziaria potrebbe intervenire dotando le sezioni di aspiratori e includendo il fumo passivo nel documento di valutazione dei rischi ai sensi delle vigenti normative, al fine di riconoscere come malattia professionale tale rischio. In gioco - conclude il Sappe - c'e' la salute di decine di migliaia di persone che giornalmente vengono avvelenate dal fumo passivo delle sigarette dei detenuti".




