(Adnkronos) - Muti lavora da parecchio tempo alla complessa partitura verdiana e domani alle 18,00, nel corso di una lezione-conferenza nell'Aula Magna dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma, spieghera' la sua lettura del 'Simone' agli studenti e agli altri partecipanti, con l'ausilio di esempi al pianoforte. Il 'Simon Boccanegra', scriveva il musicologo Massimo Mila, "sembra appartenere al limbo di quelle opere verdiane che non sono interamente riuscite e non diventeranno popolari, eppure racchiudono in se' tali motivi di interesse e tanti spunti di geniali anticipazioni, che non cadranno mai interamente nell'oblio e verranno sempre periodicamente 'riscoperte' come un capolavoro ingiustamente misconosciuto". Il perche' di questa affermazione, forse oggi superata viste le numerose messe in scena in tutto il mondo, sta nella lunga e complessa gestazione dell'opera. Verdi compone il 'Simone', in un prologo e tre atti, sul testo del suo principale librettista, Francesco Maria Piave, tratto da un dramma dello spagnolo Garcia Gutierrez, dal quale aveva gia' attinto il soggetto de 'Il Trovatore', e ha per protagonista la Genova del 1339 nel prologo e di 25 anni dopo nei tre atti, e il Doge Boccanegra. Piave scrive un libretto definito 'scuro e cupo', al quale, per volonta' di Verdi, mette mano anche Antonio Somma, futuro collaboratore del musicista per 'Un ballo in maschera'. L'opera, va in scena alla Fenice di Venezia il 12 marzo del 1857, ed e' un fiasco. Due anni dopo, il 24 gennaio 1859, stessa sorte l'attende alla Scala, accolta dai fischi del pubblico. Ma Verdi non si arrende al destino avverso del suo 'Simone', che definisce con l'affetto che ha un padre nei confronti del figlio disagiato, "tavolo zoppo", "cane ben bastonato". (segue)




