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Doping: D'Ottavio (Chimici), 'passaporto biologico' per batterlo

Salute
domenica 12 agosto 2012
1' di lettura

Roma, 8 ago. (Adnkronos Salute) - "Se ci si affidasse finalmente al passaporto biologico, sarebbe possibile accorgersi molto prima della positività degli atleti, riducendo notevolmente il danno provocato dall’uso di sostanza proibite". Chiede di scendere in pista seriamente e giocare d’anticipo Dario D’Ottavio, consigliere nazionale dei Chimici, nella lotta al doping, utilizzando la pratica del passaporto biologico, una tecnica già introdotta dall'agenzia internazionale antidoping (Wada) - che traccia, nel tempo, ii parametri del sangue dell'atleta - ma non ancora applicata. "In sostanza - spiega D’Ottavio - si tratterebbe di monitorare l’atleta sin dall’inizio dell’attività in modo da avere sotto osservazione i suoi valori fisiologici. In questo modo, di fronte ad una loro improvvisa alterazione, si potrebbe procedere alla sospensione dell’atleta a tutela della sua salute. Controllando ad esempio solo reticolociti ed emoglobina, ma con continuità, sarebbe molto semplice ed oltremodo economico evidenziare variazioni sospette riferibili al doping ematico". L'eritropoietina, sostanza implicata anche nella positività dell’atleta italiano Alex Schwhazer alle Olimpiadi di Londra, è "una delle più diffuse in assoluto e molto pericolose. Ormai quasi non se ne parlava più – continua D’Ottavio – eppure l’Epo resta la regina delle molecole classiche, una delle più potenti, capace di trasformare un brocco in un purosangue".