(Adnkronos) - Per fare questo, prosegue Marson, "bisogna rivedere la logica centralistica di gestione dell'emergenza, riportando le amministrazioni locali e le popolazioni al centro del processo di verifica e agibilita' degli edifici, quindi degli interventi di ricostruzione". "Le competenze dei tecnici locali - continua la presidente - e' spesso superiore a quella dei tecnici appartenenti alla Protezione civile che non ha la capacita' di coordinare gli esperti presenti sul territorio". Secondo Marson, "ci sono elenchi di tecnici e di professionisti che sono inutilizzati, c'e' un'offerta di competenze in tutto il Paese che non viene impiegata e siamo gia' in ritardo". Concorde anche Giovanni Cerfogli che lavora al Comune di Modena e fa parte dell'Ancsa. "La prima ricognizione e' stata fatta - sostiene - ma ora serve la fase di intervento delle competenze piu' specifiche che e' ferma, i centri storici sono abbandonati, senza considerare che c'e' anche il tema del disastro del paesaggio rurale, con case e masserie compromesse". Ancsa punta poi l'indice contro le demolizioni di campanili e chiese fatte con l'esplosivo. "Bisogna evitare quelle non strettamente necessarie - rimarca Marson - perche' in troppi casi queste demolizioni coincidono con l'idea di messa in sicurezza, mentre non possono rappresentare la soluzione ai problemi aperti dal sisma". Infine la richiesta e' "non utilizzare strumenti operativi straordinari per la ricostruzione dei centri, ma impiegare quelli ordinari, magari snelliti". (segue)




