Torino, 24 giu. - (Adnkronos) - Se sostenuta, salvaguardata nei suoi diritti e doveri, amata e promossa dalla cultura e dalla politica, dalle leggi e dalle istituzioni, la famiglia puo' diventare il volano su cui innestare la ripresa morale, economica e sociale del nostro Paese". Lo ha sottolineato l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, che nel corso dell'omelia per la festa di San Giovanni, patrono del capoluogo piemontese, ha invitato "coloro che nella societa' hanno responsabilita' politiche, culturali e sociali a riconoscere il valore della famiglia, aiutando con opportuni incentivi, anche economici, i coniugi che si aprono all'accoglienza di una nuova vita, sostenendone il diritto alla libera educazione e formazione dei figli, offrendo risorse per gestire le situazioni di necessita' di minori in difficolta', di anziani malati e non autosufficienti, di disabili gravi, favorendo le giovani coppie". Monsignor Nosiglia ha quindi sollecitato a "ripensare seriamente anche sul piano politico, oltre che culturale e sociale, il grande tema della festa in rapporto alla famiglia e al lavoro. Il lavoro domenicale, connesso in particolare all'apertura degli esercizi commerciali, al di la' dei servizi essenziali, rivela la distorsione avvenuta tra l'ambito della famiglia e il lavoro, ma prima ancora intacca la struttura profonda della persona umana che solo nel 'riposo' e' capace di ritrovare la gioia dell'incontro con Dio, relazioni affettive meno frammentate e frettolose in casa e con gli altri, il contatto riposante con la natura, il tempo dedicato all'impegno solidale e fraterno con chi soffre, e' solo e bisognoso di amore. Se e' vero che la crisi e' anzitutto di ordine etico, depotenziare la Domenica significa andare in senso contrario alla auspicata ripresa di cui c'e' urgenza e necessita"'. Infine, l'arcivescovo di Torino ha invitato a lavorare ad un patto tra generazioni che riguardi in particolare i giovani. "La nostra societa' ha cercato di addormentarli e tenerli buoni, chiudendoli nei loro ghetti dorati e permissivi, rovesciando su di loro un mondo di beni materiali e di proposte affascinanti, che accontentano e danno soddisfazione ai sensi - ha detto - ma questo non basta a rendere veramente felici e dare un senso alla vita. I giovani restano una grande risorsa e debbono essere coscienti delle potenzialita' positive che hanno, ma occorre che famiglia, scuola, societa' stabiliscano una nuova alleanza con loro mostrando di credere veramente in cio che sono riconoscendo che la vera crisi oggi non sta nei giovani, ma in un mondo adulto che propone modelli di uomo e di donna, di coppia e di famiglia, di vita e di societa' basati sull'individualismo e l'utilitarismo conclamati come vie di felicita' e liberta' a scapito della ricerca di bene comune e solidarieta"', ha concluso




