Roma, 20 set. - (Adnkronos) - 'Non sono abbronzato, qui lo dico e qui lo ne(g)ro'. Questo il titolo del recital di Salvatore Marino in programma nella Capitale dal 27 dicembre al 6 gennaio al teatro Roma. Ad essere raccontata, tra giochi di parole ed esperienze personali, e' la difficolta' di 'convivenza' di un migrante al cospetto di una societa' ostile all'integrazione. Le storie sono firmate a piu' mani da autori come Massimiliano Bruno, Ermanno Fratoni, Nicola F. Leonzio, Emiliano Luccisano, Claudio Pinna, Silvia Scola e Mario Scaletta, tutte orchestrate dalla regia di Federico Andreotti. "Dove vanno a finire - si chiede Marino- le impronte digitali prese ai Rom? In un archivio digitale su Cd.Rom. Per aiutare gli zingari a imparare l'italiano, qualcuno ha pensato di regalare a tutti i piccoli zingari un vocabolario d'italiano: lo Zingarelli. Secondo alcuni studi antropologici -continua- era nero il primo uomo apparso sulla terra, se fosse stato bianco sarebbe apparso sulla moquette. E' meglio dire 'nero' o 'di colore'? Meglio dire 'nero', altrimenti dovremmo chiamare il gatto nero 'gatto di colore'. La mancanza di lavoro spinge molti immigrati- spiega Marino- a vendere accendini ai semafori, anche se i semafori non fumano". Lo spettacolo si apre con il resoconto esilarante con un vago retrogusto amaro di episodi della sua infanzia in Italia. La sua arguzia dialettica apre a significati inattesi che coinvolgono il pubblico in associazioni inusuali. Nell'arco dello show Salvatore Marino, calato nei suoi personaggi, accende illuminanti divagazioni sulle ansie che opprimono l'uomo d'inizio millennio che vuole vivere in un Paese dove non e' nato, risucchiato nel vortice della globalizzazione, macerato dai problemi e dai moralismi dell'integrazione, in nuovo e incessante "logorio della vita moderna".



