(Adnkronos) - "Il Governo ha commesso due errori - ha aggiunto Nencini - Si chiede a tutte le Regioni lo stesso sforzo, indipendentemente dai loro bilanci, senza riconoscere premialita' per quelle che si sono comportate meglio. Sono state avviate riforme istituzionali per decreto, senza una cornice forte". In questo quadro, secondo l'assessore, "non si puo' rinunciare ad investimenti ed equita"', visto anche che la Toscana "ha anticipato la revisione della spesa del Governo e la riforma istituzionale". Dove trovare le risorse? Nencini ha indicato cinque linee di intervento: liberare risorse dalle spese di funzionamento per ulteriori 25-30 milioni che si aggiungono agli oltre 80 tagliati tra il 2010 ed il 2011; lavorare di piu' sulla programmazione nazionale Fas e sulla programmazione comunitaria; contenere ulteriormente "gia' i piu' sobri" costi della politica (finanziamento ai gruppi, indennita', vitalizi, benefit); vendita del patrimonio immobiliare; la manovra fiscale. In particolare, su quest'ultimo punto, l'assessore ha precisato che si interverra' sul bollo auto, ma con differenziazioni, e verra' confermata l'eliminazione dell'accisa sul carburante. Sara' inoltre fatta una verifica su alcuni tributi settoriali, "senza infilare le mani nel portafoglio dei toscani" e sull'Irpef, "ma senza toccare le fasce piu' basse". Una verifica verra' fatta anche sui ticket farmaceutici e sanitari. Cinque anche i grandi obbiettivi da finanziare: la coesione sociale, per sostenere cio' che lo Stato non finanzia (scuola, sociale, lavoro), il sostegno alla locazione abitativa per le famiglie bisognose e le azioni di sussidiarieta'; l'impresa: credito alle pmi, riforma di Fidi, l'imprenditoria femminile e giovanile, i contratti di solidarieta'; la riforma istituzionale, con le fusioni dei comuni, ed il riordino sanitario; l'inclusione, con il progetto Giovani; le infrastrutture, come la Tirrenica e l'aeroporto di Firenze. "E' una Toscana piu' divisa e conflittuale quella che abbiamo di fronte - ha concluso Nencini - Un giovane su quattro non studia e non lavora. Se anche la nostra borghesia, intesa in senso ampio e non come classe sociale con i soldi, finisce in preda all'accidia, rischiano di prodursi ferite che resteranno aperte a lungo".




