Roma, 19 ott. - (Adnkronos) - La sismicità italiana si concentra lungo la catena appenninica, spina dorsale della penisola. I terremoti storici che vi hanno avuto luogo si intrecciano con le storie delle popolazioni che vivono in questi territori ed è così che la cultura popolare e la sua musica si legano spesso anche all'avvicendarsi degli eventi naturali, anche quelli catastrofici. L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia propone al pubblico un percorso alla scoperta dei grandi terremoti del passato attraverso la musica popolare delle regioni interessate. Un viaggio ideale, da nord a sud, che coniuga informazioni scientifiche e storiche con le espressioni musicali delle popolazioni coinvolte. Appuntamento in Piazzale Elsa Morante, a Roma, alle ore 21.30. Un evento divulgativo scientifico-musicale attraverso la memoria storica, per capire quanto sia forte il legame tra terremoto e territorio e quanto sia importante una corretta informazione sui rischi per chi vive attualmente in quei territori, che possa incoraggiare azioni utili alla prevenzione del rischio. Tra i canti popolari delle zone a maggiore pericolosità sismica, il pubblico potrà ascoltare il Canto a due voci e Furlana per i terremoti del Friuli, il Discanto alla mietitora e Saltarello per la sismicità dell'Appennino centrale, la Tarantella del Gargano per le zone sismiche del versante Adriatico, gli Stornelli e la Ballarella del Matese per le aree sismiche del Matese e dell'Irpinia, Fronni d'alije e Tarantella lucana per i terremoti della Lucania, la Muletta e Sonu a ballu per la sismicità tra Calabria e Sicilia, ma anche la Pizzica pizzica e tanti altri brani popolari.




