Roma, 9 giu. (Adnkronos) - "Sulle ragioni, per molti versi ancora incomprensibili, del mio avvicendamento al Viminale, ho riferito ai magistrati inquirenti e non intendo aggiungere una sola parola. Sarebbe superflua di fronte ai dati di fatto e ai documenti". Lo dice all'Adnkronos l'ex ministro dell'Interno, Vincenzo Scotti, interpellato in merito all'iscrizione di Nicola Mancino nel registro degli indagati della Procura di Palermo per falsa testimonianza nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia dopo le stragi del '92. "Mandero', tuttavia, in dono a Mancino il mio ultimo libro su 'Pax mafiosa o guerra' -aggiunge Scotti- per documentarlo tra le tante cose ben piu' rilevanti, sulla mia opposizione, motivatamente politica, alla incompatibilita' tra incarico ministeriale e mandato parlamentare, non certo riducibile, come celia Mancino, alla indennita' parlamentare". "Il nocciolo vero -taglia corto l'ex ministro- e' la scelta strategica della lotta alla mafia e nella coerenza a perseguirla". Nel libro 'Pax mafiosa o guerra' (Eurolink edizioni) Scotti, ministro dell'Interno dal 1990 al 1992, racconta la strategia di guerra alla mafia adottata in pieno accordo con Claudio Martelli, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le tensioni politico-istituzionali che caratterizzarono quegli anni.




