(Adnkronos) - Per la Cassazione, quindi, "non puo' ritenersi lecito l'uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi: e cio' -rileva la sentenza- sia per il primato attribuito alla dignita' della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non piu', come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti; sia perche' non puo' perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalita', sensibile ai valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarieta', utilizzando mezzi violenti e costrittivi che tali fini contraddicono". "La costrizione a scrivere cento volte" la frase, "lesiva della dignita' dell'alunno e umiliante per le modalita' di esecuzione", anziche' indurre nell'alunno "sentimenti di solidarieta' verso i soggetti vulnerabili, era obiettivamente idonea a rafforzare nel ragazzo il convincimento che i rapporti relazionali sono regolati dalla forza, quella sua verso i compagni piu' deboli, quella dell'insegnante verso di lui".



