(Adnkronos) - "Di notte non dormo - racconta - anche se vado a letto presto mi sveglio continuamente, sono ossessionato dai ricordi e da quello che abbiamo vissuto per oltre trecento giorni su quel ponte, seduti in un angolo e sempre con il fucile puntato. C'era sempre qualcosa che mi teneva all'erta e anche ora mi sveglio di soprassalto, come perseguitato da un pericolo imminente. Di giorno sono diventato iperattivo, cerco di stancarmi e di non pensare ma ogni volta che guardo le mie mani vedo i segni lasciati dalle corde che ci tenevano legati. Non posso continuare cosi', devo vivere la mia vita e pensare alla mia famiglia che ha sofferto come e piu' di me". E, sottolinea, "mi fa una rabbia tremenda non sentirmi riconoscere questa situazione, che non deriva da una mia negligenza. Ero un lavoratore come altri e svolgevo il mio lavoro". Ma da aprile l'indennita' riconosciuta dall'Inail settore navigazione, pari al 75% della retribuzione corrisposta dal datore di lavoro, non arriva piu': "Ci e' arrivata una lettera a maggio nella quale si chiedeva al medico fiduciario una relazione sanitaria dettagliata per determinare se l'evento denunciato risulta essere assistibile ai sensi della legge 831 del 24 aprile 1938. Da allora piu' niente, nessuno risponde". "Siamo stati lasciati soli dall'armatore, dall'assistenza sanitaria e da tutti - aggiunge - non sappiamo piu' a chi rivolgerci, nessuno si e' interessato alla nostra vicenda. Se qualcuno non ha fatto il suo dovere pagando l'assicurazione, perche' dobbiamo subirne noi le conseguenze?".



