Torino, 15 set. (Adnkronos) - Sono 4.525 gli interventi di mastoplastica censiti in Italia (il 53% al centro e il 45% al nord) in cui sono state utilizzate le protesi prodotte dalla Pip (ditta francese chiusa nel 2010), finite nella bufera in Francia e in altri Paesi europei perche' sarebbero pericolose per la salute. Il dato raccolto dal ministero della Salute in collaborazione con le Regioni pero', hanno scoperto gli investigatori della Procura di Torino che ha un fascicolo aperto sulle Pip, e' molto inferiore al numero di protesi commercializzate nella penisola da due ditte di Firenze e Pozzuoli (Napoli) nel periodo di attivita' della Pip, tra il 2001 e il 2010, che sfiorano le 10.500 unita' (esattamente 10.469). Sono alcuni degli elementi portati dal sostituto procuratore Raffaele Guariniello, che sta per chiudere le indagini su 86 casi di donne operate nel torinese, a una riunione sull'argomento con i pm di tutta Europa organizzata da Eurojust, agenzia dell'Unione Europea. Dei 4.525 interventi censiti in Italia - e' emerso - 963 sono stati eseguiti in strutture ambulatoriali non accreditate. Tra i casi raccolti nel torinese nessuna delle donne si e' operata in una struttura pubblica e nessuna - e' risultato dalle indagini - aveva dato il consenso informato. Ora tutte le protesi espiantate verranno analizzate dai periti della Procura. Molte avevano mostrato segni di deterioramento gia' dopo uno o tre anni dall'impianto. A livello europeo resta il problema di come gestire i futuri processi sul caso. Davanti ai colleghi il pm Guariniello ha posto sia il problema dell'eventuale responsabilita' dei chirurghi che hanno impiantato le protesi negli ultimi anni, quando era gia' noto che potevano essere dannose, sia la questione del dolo rispetto alla Pip: in una delle ditte che commercializzavano il prodotto in Italia infatti, gli investigatori hanno trovato documenti con dei report in cui venivano segnalati all'azienda problemi con le protesi.




