(Adnkronos) - Giusto perseguire i reati di corruzione contro la pubblica amministrazione e "affinare gli strumenti legislativi" a patto, avverte la Cassazione, che il giudice non si faccia "condizionare o influenzare da considerazioni di ordine generale e, soprattutto, da generalizzazioni che contrastano con il principio della responsabilita' penale". Nel caso in questione, piazza Cavour - sentenza 33883 - ha disposto un nuovo esame davanti al Tribunale di Agrigento a vantaggio dell' ex capo dell'Ufficio tecnico di Lampedusa, Giuseppe Gabriele. La somma a lui sequestrata il 10 aprile 2012, era stata trovata in un cassetto in locali di pertinenza del professionista, a Licata. Ora pero' la Cassazione, giudicando il ricorso della difesa "fondato", ha bacchettato il Tribunale di Agrigento (30 aprile 2012) perche' "ha argomentato sulla mera possibilita' dell'esistenza del reato di corruzione con riferimento non gia' a elementi di fatto riferiti alla persona del Gabriele, sia pure sotto il profilo della sua partecipazione ad altrui attivita' illecite, bensi' sulla base di argomentazioni generali e generalizzanti, fondate su un'asserita massima di esperienza di tipo criminologico in ambito amministrativo, concludendo che la mancanza della prova storica del 'pactum sceleris', non avrebbe importanza decisiva ai fini della tempestiva adozione della misura cautelare, trattandosi di un esito probatorio acquisibile anche per via logico-deduttiva e/o in una fase piu' avanzata delle indagini".




