(Adnkronos) - "La Porta del Paradiso - spiega Annamaria Giusti, direttrice dei lavori di restauro dal 1996 - e' una macchina complessa e perfetta, realizzata con una perizia senza precedenti e mai eguagliata". Ciascuna delle due poderose ante furono gettate in bronzo in un unico colossale pezzo. Sul telaio bronzeo della porta erano stati predisposti degli alvei, profondi alcuni centimetri, per contenere i 58 rilievi che vi furono incastrate a forza, probabilmente riscaldando il telaio in modo da ottenere una leggera dilatazione. I 58 rilievi furono fusi uno ad uno, rinettati a freddo, finemente cesellati in superficie ed infine, dorati con il metodo dell'amalgama di mercurio. Dopo l'alluvione, ripuliti dalla nafta e dal fango, i 6 pannelli distaccati furono rimontati sulla Porta. Ben presto a contatto con l'inquinamento atmosferico la doratura della Porta riprese ad offuscarsi e soprattutto, tra il bronzo e la pellicola dorata, continuavano a formarsi dei sali che affiorando in superficie sollevavano e perforavano l'oro con conseguente perdita dello stesso. Per questo nel 1978, l'allora soprintendete dell'Opificio delle Pietre Dure, Umberto Baldini, decise di fare una campagna diagnostica per accertare le cause del deterioramento e studiare un intervento. Un primo pannello fu portato all'Opificio per restaurarlo nel 1979, seguito da altri tre pannelli negli anni Ottanta. Fu scelto di pulire i pannelli con un lavaggio in una soluzione di sali di Rochelle, in grado di rimuovere lo sporco e i sali solubili.(segue)




