L'Aquila, 22 ott. - (Adnkronos) - All'inizio dell'aprile di tre anni fa la gente aquilana, e non solo, era fortemente allarmata per il continuo ripetersi di scosse sismiche. Fu proprio per questa condizione, e paura, che il sindaco della citta' sollecito' una riunione della Commissione grandi rischi, organo di consulenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si riuni' proprio a l'Aquila, presso la sede dell'ex Palazzo della Prefettura, divenuto poi uno dei luoghi simbolo della catastrofe. Era il 31 marzo 2009, esattamente una settima prima della violenta scossa che provoco' la distruzione della citta' e la morte di 309 persone. Le conclusioni di quel vertice di esperti e scenziati apparvero tranquillizzanti. Quello che accadde poi la notte del 6 aprile e' ancora sotto gli occhi di tutti. Le storie raccontate sulla tragedia del terremoto dell'Aquila partono quasi tutte dalla settimana precedente il sisma e sul ruolo che in quella occasione ebbe proprio la Commissione Grandi rischi. In questi anni, mentre istituzioni, forze sociali, imprendtoriali e politica si sono interrogati sul percorso da seguire per garantire in tempi rapidi la ricostruzione della citta', la magistratura aquilana ha lavorato senza sosta e a tutto campo. Decine e decine i filoni di inchieste giudiziarie aperte con molti processi gia' avviati che stanno facendo emergere uno spaccato preciso di questa straoridnaria citta' ricca di storia, cultura ed arte. E oggi, a conclusione di 4 ore di Camera di consiglio, il giudice unico Marco Billi ha emesso la sentenza di condanna a sei anni per tutti e sette i componenti della Commissione Grandi Rischi all'epoca in carica. Una condanna choc per i grandi esperti che la componevano, tanto che l'Ingv arriva a parlare di un "precedente" che mina la liberta' di ricerca. (segue)




