(Adnkronos) - "Il pubblico del nostro tempo e' abituato a sentire i nomi, cosi' stravaganti e improbabili, di Iago, Desdemona, Otello, a legare ad essi un racconto di gelosia e di sangue e a restare avvinto dalle passioni che muovono i destini di quei personaggi", spiega ancora il regista. Per Garella, 'Otello' e' un grande dibattito, profondo e appassionante, sulla natura umana. "Per Otello il mondo e' bello, gli uomini sono nobili, e giustificano la loro esistenza nella lealta' e nell'amore -continua Garella- Per Iago, invece, il mondo e' abietto e volgare e gli uomini sono come animali, carogne che si divorano l'un l'altro. Da un lato un'idea del mondo e della natura umana che volge lo sguardo alla convivenza, alla bellezza e all'armonia, dall'altro la totale assenza, machiavellica, di ideologia, il pragmatismo empirico piu' spregiudicato". "Nessuno ha la meglio, alla fine. Resta solo un linguaggio sfasato e incerto, sconnesso, schizoide. L'unica vittoria di Iago consiste nel distruggere la poesia, l'eroismo, la grandezza del generale Otello, infrangendo le sue certezze di linguaggio, spingendolo all'afasia, al balbettio - conclude il regista- in una sorta di eloquio spezzato che somiglia tanto al monologo interiore della letteratura moderna di Joyce, di Beckett".




