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Cinema: Michele Riondino, schizzinosi noi? Non abbiamo di che esserlo

domenica 28 ottobre 2012
Cinema: Michele Riondino, schizzinosi noi? Non abbiamo di che esserlo

2' di lettura

Roma, 23 ott. (Adnkronos/Cinematografo.it) - Per alcuni sono eterni bamboccioni, per altri inguaribili schizzinosi. I giovani raccontati da Stefano Mordini in 'Acciaio' sono invece dei senza speranza, perfetti rappresentanti di un paio di generazioni alle quali e' stato rubato il futuro. Le adolescenti Anna e Francesca hanno sin troppo chiaro di essere perdute in partenza mentre i loro fratelli maggiori rischiano la vita negli altiforni e nemmeno provano a immaginare un destino diverso. Sopra le loro teste, incombente, il fumo grigio che indica a tutti l'ubicazione dei cantieri Lucchini. Siamo a Piombino, provincia di Livorno, ma potremmo essere in qualsiasi altra citta' la cui sorte e' strettamente legata alla prossimita' delle fabbriche. Una realta' che Michele Riondino, Alessio nel film tratto dal romanzo pluripremiato di Silvia Avallone, conosce bene perche', pur scappato da Taranto per recitare, non ha mai dimenticato le proprie radici: "E'cosi' retorico sentir parlare di giovani e lavoro, ma non e' l'argomento a esserlo quanto piuttosto la maniera di affrontarlo. Visto da Roma, magari dagli scranni della Camera, potra' anche sembrare che non ci accontentiamo ma non e' vero che siamo schizzinosi, semplicemente non abbiamo di che esserlo perche' ci manca totalmente l'offerta. Da questo punto di vista Piombino, Taranto o Ravenna sono citta' simili, luoghi che facilmente si tramutano in una prigione per il semplice fatto che solo li' c'e' lavoro, anche se te ne vorresti andare a respirare altrove. E il verbo respirare non e' scelto a caso". "Alessio e i suoi compagni sono i nuovi operai - puntualizza il regista -, lontani mille miglia dalla mitologia della classe operaia anni 50 e 60. I nonni e i padri di questi ragazzi avevano un sogno, ora non e' rimasto nemmeno quello. Oggi resta solo la catena di produzione dell'acciaio che non si puo' mai interrompere e finisce cosi' per scandire le loro vite. A questo ritmo ho voluto adattare anche il fluire della vicenda, segnata dai turni di notte come dalla cronica stanchezza e dalle paure di chi fa parte dell'ingranaggio". (segue)