Roma, 24 ott. (Adnkronos) - E' la storia, straziante, della figlia di un padrino che non voleva essere piu' tale e della sua ribellione soffocata nel sangue. Lo hanno svelato i pentiti: Lia Pipitone sarebbe stata uccisa a 25 anni proprio per ordine del padre, uno dei capimafia piu' fedeli a Riina e Provenzano. La sua 'colpa' una relazione extraconiugale. Adesso l'indagine di un figlio, Alessio Cordaro, e di un giornalista, Salvo Palazzolo di "Repubblica", ha fatto riaprire il caso alla Procura di Palermo. "Se muoio, sopravvivimi", dal titolo di una poesia di Pablo Neruda, la preferita di Lia Pipitone, e' appena edito da Melampo (pp. 174, euro 15). "Ho deciso di tenere il conto dei testimoni della vita di mia madre, diventati anche i testimoni della sua morte -sostiene Cordaro, che all'epoca aveva quattro anni- Riusciro' a riaprirlo questo caso, non solo davanti alla giustizia, ma anche (e soprattutto) davanti alla citta', che si e' ormai dimenticata di lei". Lia Pipitone e' stata assassinata a Palermo il 23 settembre 1983 durante una finta rapina. Il giorno dopo l'omicidio, il piu' caro amico di Lia si 'suicido": questa la versione ufficiale dei fatti, che continua a essere carica di misteri. Gli autori ne parlano domani a Roma, alle 18 alla libreria Feltrinelli di viale Libia 186. Interverranno insieme a loro Lirio Abbate, inviato del settimanale "l'Espresso", e Maurizio de Lucia, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia.




