(Adnkronos) - Un uomo atipico che fu un re molto amato dal popolo, legato da vero amore alla moglie: la volitiva Elisabetta Bowes-Lyon, che si portava appresso un fardello di costrizioni infantili e un bisogno di affetto difficili da trovare nell'anaffettiva coppia di genitori regali. Un'insicurezza che si esprimeva attraverso una balbuzie invalidante e impossibile da gestire nei numerosi e imbarazzanti discorsi pubblici cui era tenuto. In piu', Giorgio VI si trovava a essere la voce del e per il popolo britannico in un momento difficile della storia, alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Ma che guida poteva essere per il popolo? Cosi' venne portato dalla moglie in visita dal logopedista australiano Lionel Logue, dai metodi anticonformisti, capace di sondare le anime e di medicarle. Attore mancato per eccessiva enfasi, insegno' al Duca di York come superare l'incubo di parlare in pubblico. Logue pretese subito il "tu" dal reale e sottopose il futuro re ad una cura che, attingendo al laboratorio teatrale quanto alla seduta psicanalitica, gli permise di salire sul trono. Una commedia umana, sempre in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, a tratti molto commovente, ma capace anche di far ridere. Una bellissima storia sul senso di responsabilita' e sulla dignita' del ruolo, anche quando tale ruolo non e' atteso ne' desiderato, sulla solidarieta' familiare e sulla forza di volonta' che permette di superare ostacoli apparentemente insormontabili. Eccellente, preciso, determinante il peso di ciascun personaggio che, oltre ai due protagonisti, riesce a rappresentare sapientemente il risvolto umano, psicologico, storico di tutti gli altri, la cura e la massima attenzione ai costumi e alla scenografia rendono a pieno la ricostruzione di tempi, ambienti e atmosfere. (segue)




