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Dalle banane ai fiori, il commercio equo al Salone del Gusto e Terra Madre

Il Fairtrade rappresenta un sistema di 1,2 milioni di produttori nel mondo
domenica 28 ottobre 2012
Dalle banane ai fiori, il commercio equo al Salone del Gusto e Terra Madre

3' di lettura

Torino, 26 ott. - (Adnkronos) - C'è Prudent Europe, importatore di frutta fresca del commercio equo, e Floratoscana che lavora da anni ormai con la Karen Roses, azienda a conduzione familiare fondata nel 1989 a Nairobi, in Kenya. Organicsur coinvolge i piccoli 'bananeros' del Perù, mentre Appta porta avanti un progetto sul cacao in Costa Rica. C'è anche il Fairtrade al Salone del Gusto e Terra Madre per raccontare storie legate alla terra e alla tradizione, al rispetto dell'uomo e alla tutela ambientale. “Fairtrade rappresenta un sistema di 1,2 milioni di produttori nel mondo - spiega Paolo Pastore, direttore operativo di Fairtrade Italia - ai quali assicura un prezzo equo e risorse aggiuntive per lo sviluppo delle comunità locali. Ma allo stesso tempo è uno strumento di cui in Italia si avvale un numero sempre maggiore di aziende di importazione, trasformazione e produzione per offrire prodotti con una storia e un valore unici, che a tutti gli effetti stanno cambiando la vita di molte persone in tutto il pianeta e il nostro modo di rapportarci al cibo”. Fairtrade è il marchio di certificazione dei prodotti del commercio equo per i quali assicura una lavorazione nel rispetto dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori e che l'acquisto avvenga secondo i principi del commercio equo, cioè garantendo un prezzo stabile ai produttori del Sud del mondo (il cosiddetto Fairtrade Minimun Price) e un margine aggiuntivo da investire in progetti sociali e sanitari per le comunità e il rispetto delle colture locali (il Fairtrade Premium). Grazie alla presenza di Fairtrade al Salone del Gusto arriva in Italia la storia della Karen Roses, azienda di Nairobi che ha ottenuto la certificazione. Grazie al Fairtrade Premium, in Kenia sono stati finanziati diversi progetti che hanno trasformato la fisionomia della cittadina, tra cui la costruzione di aule scolatiche e di un asilo, l'allestimento di una biblioteca e di un laboratorio di scienze. "Quello che Fairtrade fa è fornire agli imprenditori degli strumenti per mettere in piedi un'azienda molto ben funzionante. Il 53% dei nostri dipendenti sono donne, e questa è un'ottima cosa, perché pagando una donna, stai sostenendo una famiglia", spiega Janice Kotut, figlia della proprietaria e direttrice del marketing dell'azienda. "Quello che abbiamo fatto - aggiunge - è una sorta di discriminazione positiva: stiamo formando due tirocinanti come manager in modo che siano candidate per posizioni di responsabilità, perché vogliamo affrontare il problema delle donne che non raggiungono mai queste posizioni". Grazie al Fairtrade, "il nostro prodotto viene acquistato ad un prezzo equo e fissato a lungo termine che ci permette di programmare il futuro, senza le incertezze che avevamo prima quando le nostre banane venivano vendute sul mercato nazionale dove i prezzi variavano costantemete", è invece il racconto di Martìn Cherres Colmenares, presidente di ApBosnam, cooperativa produttrice di banane biologiche in Perù. Qui, con il Premium e l'importatore italiano, è stato lanciato un progetto di formazione, il "Peadfad", in otto scuole della zona; sono state sviluppate campagne di prevenzione sanitaria ed è stata avviata la formazione dei genitori sui temi della realtà locale e corsi per le qualifiche in Information and Communication Technology. Oggi il Fairtrade conta ben 991 organizzazioni di produttori nel mondo per un totale di 1,2 milioni di persone e un valore globale delle vendite di 5 miliardi di euro nel 2011. Un sistema del quale beneficiano 6 milioni di persone, tra i produttori e le loro famiglie.