(Adnkronos) - Punto di riferimento rimangono sempre gli Stati Uniti, ma anche in Europa la produzione non si limita alle traduzioni e comincia a dare vita a racconti e autori capaci di raccontare storie autonome. Queste strisce apparvero su un nuovo giornale dedicato ai giovani, che si chiamava "Jumbo", edito da Lotario Vecchi (apparso in edicola il 17 dicembre 1932), oltre che su i piu' noti "Il Giornalino" e "Il Corriere dei Piccoli", che pubblicava storie a puntate di produzione anglosassone e proponeva una veste grafica innovativa che prediligeva la convivenza tra la vecchia didascalia e il balloon. Per rendere speciale la mostra di Palazzo Strozzi, Giuseppe Palumbo, ha realizzato un'edizione inedita di "Jumbo", "riportando cosi' alla luce" il primo periodico a fumetti "moderno" italiano, soppresso dal regime fascista nel 1938. "Gli anni Trenta - dichiara James Bradburne, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi - sono stati appunto un momento di grandissimo fermento e hanno visto l'affermazione di nuove forme di comunicazione visiva tra cui il fumetto. Gli Stati Uniti hanno sicuramente aperto la strada ma anche artisti italiani, durante la meta' degli anni Trenta, hanno sviluppato uno stile unico e particolare che nulla aveva da invidiare ai concorrenti d'oltreoceano. Questa mostra ci da la possibilita' di lavorare con uno dei maggiori esponenti della tradizione fumettistica italiana, Giuseppe Palumbo, anche noto internazionalmente come uno degli autori di Diabolik. Questo e' il quarto fumetto creato per accompagnare le mostre di Palazzo Strozzi e il terzo realizzato da Palumbo". "Questo numero di Jumbo e' un numero eccezionale - afferma Giuseppe Palumbo - avete tra le mani un'edizione bilingue, con storie e disegni che parlano della nostra arte e degli artisti che ne fanno la gloria (Melotti, Savinio e Depero per citarne i primi di una serie) e danno splendore grafico a un capolavoro di un maestro del teatro inglese, William Shakespeare, senza dimenticare i versi del sommo poeta, Dante. Possa questo numero di Jumbo fungere da apripista al nostrano modo di narrare per immagini sull'intero globo terracqueo". (segue)




