(Adnkronos) - Steinmann studio"'per quattro anni il progetto, esaminando soprattutto il carattere dei fondali, la natura del traffico che vi si svolgerebbe e gli aspetti finanziari. Quando i risultati vennero illustrati a Roma, nell'aula magna del Pontificio ateneo Angelicum, tra i partecipanti vi era Andrew N. Farnese, italoamericano e noto industriale di Fialdelfia, il quale assicuro' l'aiuto finanziario di milioni di italiani residenti in America che consideravano questo gesto "un atto d'amore e di fede verso la patria d'origine". Farnese assicurava anche che un gruppo di banchieri americani era pronto a finanziare per intero la costruzione del ponte. L'italoamericano Mario Palmieri, collaboratore dell'ingegnere Steinmann nel "piu' ardito ponte al mondo", sosteneva che il ponte sarebbe stato non solo realizzabile tecnicamente ma anche redditizio. Poteva essere pagato in meno di trent'anni con una gestione azionaria e in seguito la proprieta' sarebbe passata allo Stato italiano. Steinman era entusiasta: "Questo ponte sara' il piu' grande e il piu' bello che il mondo abbia mai conosciuto… sara' un monumento al progresso della civilta'… fara' pensare alle vittorie durevoli della pace e sara' simbolo dello spirito di collaborazione internazionale" e per questo "ponte della speranza".(segue)




