(Adnkronos) - "Da senatore fino al 2008, e poi da consigliere comunale fino al 2010 ho seguito con disciplina ogni udienza del processo di primo grado, affidandomi alle cure di due avvocati che sono anzitutto due amici, Giosue' Bruno Naso e Memmo Marzi, che mi hanno difeso come un fratello - continua Storace - E poi circondato dall'affetto degli altri imputati. Tutti sapevamo e sappiamo di non aver fatto nulla di male". "Il rammarico era aggravato dall'ostracismo interno al mio partito, Alleanza nazionale - prosegue - Quella storia la rivivo ancora oggi, l'accordo alle comunali del 2006 di Alemanno con la Mussolini, la progressiva estromissione dal vertice, fino alla decisione di andarmene. Oggi lo posso dire: in An l'aria si era fatta irrespirabile. E prima o poi a una persona dovro' chiedere conto". "Quindi, il 5 maggio del 2010, la condanna a un anno e mezzo di galera - sottolinea - Niente associazione a delinquere, niente spionaggio, niente di tutto questo, ma istigazione a violare l'anagrafe del comune. Le firme erano false, ma non bisognava dimostrarlo...".




