Milano, 12 giu. (Adnkronos) - Violenza generica e non terroristica. Cosi' i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano definiscono il progetto messo in atto dalle cosiddette nuove Brigate Rosse. Nelle motivazioni, che seguono la sentenza del 28 maggio scorso del processo d'Appello-bis, i giudici sottolineano che "mentre il delittuoso disegno eversivo traspare in modo palese non si coglie il riferimento a strategie sorrette dalla finalita' terroristica nei termini definiti dalla Corte di Cassazione". Nei progetti degli 11 imputati condannati, tra cui il presunto ideologo Alfredo Davanzo, emerge il tentativo di lavorare alla destabilizzazione economica e politica dello Stato; il gruppo "non si fa scrupolo di lavorare a plurimi attentati", ma nei loro progetti non ci sono accenni a "operazioni concepite per generare panico o terrore e produttive di effetti collaterali". Quindi, i progetti di attentati sono "caratterizzati da violenza generica e non terroristica". Se i giudici sottolineano "l'aberrante visione ideologica degli imputati", ricordano anche che per i cosiddetti brigatisti "l'utilizzo delle armi e' per fare politica e non per fare la guerra". In tal senso "il disvelamento agli occhi del proletariato del nemico di classe e' operazione che va operata con chiarezza, e tendenzialmente rifugge da azioni violente polidirette".




