Milano, 12 giu. (Adnkronos) - "Cosi' come tragicamente era stato per Massimo D'Antona, anche Pietro Ichino costituiva un 'obiettivo politico' della violenza eversiva del gruppo eversivo che si e' riconosciuto nel Partito Comunista Politico-Militare". E' uno dei passaggi delle motivazioni dei giudici della Corte D'Assise d'Appello di Milano che lo scorso 28 maggio hanno condannato 11 imputati delle cosiddette nuove Brigate Rosse. Ichino, parte civile nel processo, ha secondo i giudici un "carattere simbolico", infatti "non va dimenticato che egli, per designazione ministeriale, subito dopo l'assassinio del giuslavorista D'Antona, avvenuto il 20 maggio 1999, venne chiamato a ricoprire il suo stesso ruolo dirigenziale presso l'Enav". La rivendicazione dell'omicidio D'Antona chiari' che "venne concepito ed eseguito proprio per l'impegno di Massimo D'Antona nell'opera di ristrutturazione del mercato del lavoro".




