Roma, 12 giu. - (Adnkronos) - "Un internato detenuto in carcere - spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia penitenziaria Sappe - ha improvvisamente dato in escandescenza, probabilmente per farsi trasferire in un altro penitenziario, e si e' scagliato contro i nostri agenti dopo aver rotto una telecamera e parte della sua cella. I nostri agenti, seppur contusi, hanno gestito con professionalita' la situazione: il pronto intervento del personale di Polizia Penitenziaria addetto alla sorveglianza ha evitato conseguenze piu' gravi". "Cos'altro dovra' accadere o dovra' subire il nostro personale di Polizia Penitenziaria - aggiunge Capece - perche' ci si decida ad intervenire concretamente sulle criticita' di Favignana? La carenza di personale di Polizia penitenziaria e il pesante sovraffollamento determinano conseguenti ripercussioni negative sulla dignita' stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate e soprattutto di coloro che in quelle sezioni detentive svolgono un duro, difficile e delicato lavoro, come quello svolto dai poliziotti penitenziari". "Il fatto che i detenuti non siano impiegati in attivita' lavorative o comunque utili alla societa' -conclude- favorisce l'ozio in carcere e l'acuirsi delle tensioni. Tutti, politici in testa, sostengono che i detenuti devono lavorare: ma poi, di fatto, a lavorare nelle carceri oggi e' una percentuale davvero irrisoria di detenuti, con cio' alimentandosi una tensione detentiva nelle sovraffollate celle italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria".




