Cosenza, 19 set. - (Adnkronos) - "Ai Carabinieri che mi hanno, piu' volte, escusso in relazione ai fatti di cui sto riferendo oggi non ho riferito nulla circa il riconoscimento degli sparatori perche' ero sconvolto, avevo visto la morte in faccia e morire, in mia presenza, mia madre e mia sorella. Ero sicuro che il mio contegno collaborativo mi sarebbe costato la vita anche in considerazione del fatto che Franco Presta era latitante e le Forze dell'Ordine non riuscivano ad arrestarlo. Ho preferito andare incontro ad una denuncia piuttosto che di trovarmi sotto terra. Solo ora, rincuorato dalla cattura di Franco Presta, ho trovato la forza di dire la verita"'. Cosi' Silas De Marco ha riferito agli investigatori e al pm Vincenzo Luberto della Dda di Catanzaro il motivo della sua collaborazione che ha consentito di arrestare questa mattina gli autori della strage di San Lorenzo, individuati in Vincenzo Scorza e Domenico Scarola di 30 e 26 anni. Nel recente verbale in cui ha ammesso di avere riconosciuto gli autori della sparatoria, De Marco ha ricostruito le drammatiche fasi di quella sera. Intorno alle 20 del 16 febbraio 2011 stava parlando al telefono con la sua fidanzata quando ha sentito alcuni colpi di arma da fuoco contro la porta d'ingresso di casa, successivamente aperta con un calcio. Vicino a lui c'era la madre Rosellina Indrieri. Lo sguardo di Silas De Marco si e' incrociato con quello di Vincenzo Scorza che impugnava un'arma. La sua impressione gli e' sembrata pietosa: "Mi ritrovavo davanti questa persona, preciso a distanza di meno di un metro, mi fissava negli occhi, aveva un'espressione che quasi lasciava trasparire che era obbligato ad uccidermi sebbene io non c'entrassi nulla", racconta il sopravvissuto. (segue)




