Roma, 20 set. (Adnkronos) - I quattro poliziotti per i quali la Cassazione ha reso definitive le condanne per l'omicidio colposo del 18enne ferrarese Federico Aldrovandi "posero in essere una azione repressiva estrema e inutile nei confronti di un ragazzo che si trovava da solo, in stato di visibile alterazione psicofisica, errando gravemente nella valutazione dei limiti fattuali" legati al mestiere del poliziotto. Lo mette nero su bianco la Cassazione nelle motivazioni contenute nella sentenza 36280 con le quali spiega il perche', lo scorso 21 giugno, ha reso definitive le condanne a 3 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Piazza Cavour, rifacendosi completamente alla decisione della Corte d'appello di Bologna del 10 giugno 2011 definita ora "logica", ora "adeguatamente motivata", e "puntuale", ricostruisce la dinamica dei fatti accaduti la sera del 25 settembre 2005 dopo che gli agenti intervennero in via Ippodromo a Ferrara su segnalazione di una signora, e osserva che "le condotte specificamente incaute e drammaticamente lesive sono state individuate da un lato nella serie di colpi sferrati contro il giovane, dall'altro nelle modalita' di immobilizzazione del ragazzo, accompagnate dall'incongrua protratta pressione esercitata sul tronco dell'Aldrovandi". Lungi da quanto sostenuto dalle difese dei quattro agenti, "le condotte poste in essere - scrive la Quarta sezione penale - evidenziano che gli agenti non agirono affatto perche' costretti dalla necessita' di difendere un proprio diritto". Anzi, "i quattro agenti - insiste piazza Cavour - posero in essere una violenta azione repressiva nei confronti di un ragazzo che si trovava solo". (segue)




