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Bonaccini, "colpo di mano della Meloni". Subito smentito dai sondaggi

sabato 30 maggio 2026
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Stefano Bonaccini
 

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"Meloni teme di perdere le elezioni e prova a cambiare le regole del gioco". Stefano Bonaccini, evidentemente ignorando gli ultimi sondaggi, commenta così la volontà delle forze al governo di cambiare la legge elettorale.

Per l'ex presidente della Regione Emilia-Romagna, nonché europarlamentare del Pd, si tratta di "un colpo di mano". Intervistato dal Corriere della Sera, insiste: "Trovo surreale che con la guerra in corso, i carburanti e l’energia alle stelle e la stagnazione economica, il Parlamento sia preso in ostaggio sulla legge elettorale. C’è una distanza siderale tra le priorità della destra e la vita degli italiani. Mi spaventa un sistema che punta a concentrare i poteri nelle mani del governo. Valeva per i magistrati, per la Corte dei Conti, per il Parlamento. La destra non vuole contropoteri e contrappesi". 

E per quanto riguarda la sinistra? Sul tema tanto controversie delle cosiddette "primarie", Bonaccini frena: "Parlarne prima dei programmi sarebbe surreale. La leadership della coalizione la decideremo a tempo debito e in modo condiviso - prosegue il presidente del Pd -. Non ho mai visto decidere chi guida senza sapere quando e come si vota. Mi pare più urgente rafforzare e allargare la coalizione, condividere le proposte, offrire un’alternativa chiara ai cittadini".

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A chi gli chiede poi un commento all'ultima tornata delle amministrative, e in particolare al flop del voto di Venezia, risponde: "Gli elettori 5 Stelle non hanno dimostrato particolari difficoltà a votare un candidato del Pd nei tanti comuni in cui abbiamo vinto, e lo stesso vale per i nostri ad Avellino. E non è una sorpresa che il M5S non brilli alle amministrative e faccia molto meglio alle politiche. Non esiste un problema M5S, casomai esiste un problema coalizione. È tempo di passare dalla sommatoria delle opposizioni a una vera alleanza, a un progetto alternativo che rafforzi amalgama, profilo e programma". E se gli si domanda dell'"insofferenza" dell'ala riformista del partito, replica: "Rispetto le scelte di tutti, ma non vedo nessun esodo in corso. Distinguerei anche tra chi esprime punti di vista diversi, nel pluralismo di una comunità, e chi sceglie, pur legittimamente, di percorrere altre strade. Quanto all’unità, siamo tutti impegnati a coltivarla e farla vivere, io per primo come presidente del partito". 

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