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OPINIONE

L'editoriale

di Gianluigi Paragone
di Monica Rizzellosabato 15 maggio 2010
L'editoriale

4' di lettura

La politica è fatta di retorica. E, senza dubbio, l’unità d’Italia così come l’Europa unita rappresentano una strepitosa palestra di retorica politica. Una retorica alta, nobile e per alcuni versi anche condivisibile. Tuttavia sempre di retorica si tratta. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ieri a Marsala ha ribadito quel che egli pensa dell’unità d’Italia e di un Mezzogiorno spesso sfregiato, per non dire talvolta deriso. . Parole perentorie in perfetta linea con il credo quirinalizio. L’uso del termine “penoso” e del verbo “balbettare” non sono buttati lì a caso; smarcano il discorso di Napolitano dal protocollo. Ieri il capo dello Stato ha mandato segnali chiari e tondi, a stretto giro di posta dalle critiche della Cei sul federalismo fiscale. Il messaggio accorato, però, può apparire impermeabile a tutto il resto. Faccio un esempio straniero per evitare fraintendimenti. In Germania, nessun tedesco mette in discussione l’idea della nuova unità né è estraneo al fascino di una casa comune europea, però qualche giorno fa il lander più popoloso ha votato ed ha bocciato la coalizione della Merkel, debole in politica nazionale e al contrario troppo generoso con la Grecia. Evidentemente l’Europa – questa Europa – non deve andar molto di moda. Perché? Forse perché è troppo poco dei cittadini e molto dei politici. Un po’ come l’Italia oggi, più a uso e consumo della Casta che la casa comune degli italiani. L’idea del racconto unitario piace alla larga maggioranza degli italiani, ma l’Italia o l’Europa di cui c’è bisogno ora non può essere una semplice icona. Lo domando col massimo del rispetto: cosa intende il presidente Napolitano quando parla di una Europa moderna? Potrei raccontare dell’inadeguatezza di una Europa a sola trazione monetaria a scapito del disegno politico; potrei soffermarmi sull’impasse rispetto ai temi della difesa, delle politiche migratorie, dei grandi collegamenti; insomma avrei gioco facile nell’evidenziare le falle dell’edificio europeo. Così come, di contro, non avrebbero difficoltà gli ultrà dell’europeismo a rovesciarmi la frittata con argomentazioni fondate a loro favore. Ciò detto resta un punto: nessun cittadino è disposto a morire per Bruxelles. E forse neppure più per Roma. Torniamo a Napolitano. Egli ha chiesto di respingere . Nessuno ce l’ha col sud però non è con le belle parole che il sud cambierà davvero pelle. Sulla questione meridionale sono stati dedicati pensieri e finanziamenti in abbondanza, tuttavia la questione meridionale sembra perennemente bloccata sulla casella del “via”. Non mancano i pregiudizi verso il sud del paese, è vero; ma quando dal pregiudizio si passa al giudizio spesso l’idea di fondo non muta. Il Sud – è una cantilena – potrebbe vivere di turismo, di industria agroalimentare: perché non farlo? Com’è possibile che il territorio del sud sia alla mercè di scempi, piccoli e grandi? Scempi edilizi, cui si aggiungono il degrado, l’abbandono, il non rispetto delle bellezze paesaggistiche o dei siti museali (molti dei quali a cielo aperto), il menefreghismo, e mi fermo qui. Diciamocela tutta: se il sud non tira come potrebbe è perché lì s’annida la peggiore macchina burocratico-amministrativa, la più numerosa e spesso la meno efficiente perché ci sono più micro poteri quindi maxi ricatti. Se la Spagna è più ricettiva dell’Italia dal punto di vista del turismo non è perché le coste del nostro sud siano meno affascinanti (anzi), ma proprio perché oltre al discorso sicurezza nel sud prevale l’opaco. Cioè la mafia. La mafia c’è anche al nord. Vero,e aggiungo che è pure una mafia assai pericolosa visto che è quella degli appalti. Però al nord la società tiene, le cose funzionano: fare impresa si può, fare comunità si può. Nel sud invece in molte aree la società è franata irreparabilmente. Chi deve ripararla? Il nord, la politica, i cittadini perbene, il politicamente corretto? Chi? La coesione sociale è un processo dove non bastano le belle parole, ci vuole una politica sana in una società sana. E’ mai possibile che si va in giro per il mondo a riparare i danni altrui e invece il sud Italia è una questione irrisolta da decenni e decenni? Per carità, possiamo stare zitti per non disturbare il manovratore; tuttavia nei capannoni, nei laboratori degli artigiani, nei negozi dei commercianti e altrove la gente perbene (del nord come del sud) certe cose si dicono, con tono di voce sempre più alto. La retorica è un buon calmante e le belle parole del Capo dello Stato fanno sempre piacere, però di parole molti cittadini ne hanno piene le tasche. Senza troppi giri di parole, il Paese rischia di scapparci di mano.