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Odissea nell'ospizio

Appunto di Filippo Facci
di Eleonora Crisafullisabato 15 maggio 2010
Odissea nell'ospizio

1' di lettura

Il nuovo premier inglese David Cameron ha 43 anni. Blair fu primo ministro pure lui a 43 anni, come Aznar in Spagna. Zapatero invece ne aveva 44. Clinton andò alla Casa Bianca a 46. Putin in Russia, Persson in Svezia, Socrates in Portogallo, Karamanlis in Grecia e Vanhanen in Finlandia sono stati eletti a 47 anni. Gross, nella Repubblica Ceca, a 35. Quei vecchioni della Merkel e di Sarkozy, a 51 anni.  Passando all'Italia, sapete già tutto: da noi sono considerati «giovani» personaggi come Casini (55 anni) e Fini (58) e Di Pietro (60) e via con altro climaterio. Le carriere politiche durano così a lungo, da noi, da farci dimenticare che Pannella ha dichiarato di essere bisessuale chissà quante volte. Ma il fatto grave, e scusate la pesantezza, è un altro. Sappiamo che il cosiddetto «ritardo culturale» delle generazioni - inteso come incapacità di comprendere i mutamenti sociali e tecnologici della società  - accelera a velocità strabiliante: ciò che è successo tra il 1900 e il 1910, per dire, è niente in confronto ai cambiamenti intercorsi tra il 2000 e il 2010. Ecco perché, per non capire le teste dei giovani, basta avere 40 anni: col dettaglio che la nostra classe dirigente ne ha molti di più. Non è la vita media ad essersi allungata, e neppure la giovinezza: è la vecchiaia, che arriva in anticipo pur presentandosi inconsapevole e in ottima forma. E' un paese per vecchi.